di Giulio Ambrosetti

Un invito a leggere due articoli pubblicati da MediaOneOnline
Guarda un po’ che combinazione astrale: mentre il Dipartimento per il Commercio degli Stati Uniti d’America annuncia dazi doganali di oltre il 100% sulla pasta italiana a partire da Gennaio del prossimo anno, in Sicilia e nel Sud Italia in generale il prezzo del grano duro precipita ai minimi storici. In Puglia, prima Regione italiana nella produzione di grano duro con 360 mila ettari circa, il prezzo, a Ottobre 2025, è pari a circa 28 euro/quintale; idem in Basilicata, terza Regione italiana per la produzione di grano duro con 115 mila ettari; non parliamo della Sicilia, seconda Regione italiana per la produzione del grano duro con 270 mila ettari (fino a un paio di anni fa gli ettari coltivati a grano duro nella nostra Isola erano circa 300 mila), dove il prezzo è scivolato a 19-20 al quintale. Una vergogna. Lo scenario non cambia in Molise, dove gli ettari coltivati a grano duro sono circa 70 mila e in Campania, dove gli ettari coltivati a grano duro sono pari a poco meno di 54 mila: in queste due Regioni il prezzo è sempre quello di altre Regioni del Sud Italia: 27-28 euro/quintale. Stessa musica in Abruzzo, poco più di 37 mila ettari di grano duro coltivato e prezzo sempre a 27-28 euro/quintale. Il prezzo dovrebbe essere lo stesso anche in Sardegna, circa 30 mila euro di ettari coltivati a grano duro.
Il ‘giallo’ dell’aumento delle superfici coltivate a grano duro in Italia
Fatta questa premessa segnalo ai lettori di questo blog due articoli che ho scritto per MediaOneonline. In questi due articoli si dimostra, con la forza dei ‘numeri’, perché oggi nel Sud Italia e soprattutto in Sicilia non è più conveniente coltivare il grano duro. Provo anche a fare chiarezza sul ‘giallo’ dell’aumento delle superfici coltivate a grano duro. Una notizia tutta da dimostrare che fa sicuramente il gioco delle industrie e della televisione che racconta che la pasta italiana è fatta con grano duro italiano, evitando con ‘eleganza’ di illustrare che fine fa tutto il grano duro estero che arriva ogni anno in Italia. Perché scrivo che si tratta di un ‘giallo’? Perché nel Sud Italia e in Sicilia, tra prezzi del grano duro bassi e pressione fortissima dei ‘Signori del fotovoltaico’, è improbabile, se non impossibile, che negli ultimi anni la superficie coltivata a grano duro sia aumentata. Forse sarà aumentata in Emilia Romagna e in Toscana dove, se non ricordiamo male, non sono mancate le piogge dirompenti, che qualcuno ha definito addirittura alluvioni.
La domanda da cento punti: che fine fa il fiume di grano duro estero importato ogni anno in Italia? Perché la televisione non fa una bella inchiesta?
Nell’inchiesta in due puntate troverete anche i dati ufficiali della produzione del grano duro in Italia (leggere quantità di grano duro prodotta nel nostro Paese ogni anno). Con il dubbio che la quantità prodotta dalle nostre parti sia un po’ sovrastimata. Resta un interrogativo: che fine fa tutto il grano duro importato ogni anno dall’Italia? Non manca, ovviamente, un’analisi sul perché gli Stati Uniti d’America hanno deciso di appioppare, a partire dal Gennaio del prossimo anno, dazi del 107% alla pasta italiana. Motivazione ufficiale: dumping. Con la precisazione che, questa volta, a decidere di ricorrere ai dazi non è stata l’Amministrazione di Donald Trump ma, come scritto all’inizio, il Dipartimento per il Commercio degli Stati Uniti d’America sulla base di una verifica sulla pasta italiana importata dagli USA che è iniziata nell’Agosto del 2024, quindi prima che Trump si insediasse alla Casa Bianca. Ne consegue che ci sono politici che hanno disinformato. Cosa che fa il paio con l’attacco dell’Unione europea all’agricoltura mediterranea e, in particolare, al grano duro. E con il disinteresse dell’attuale Governo italiano verso la cerealicoltura del Mezzogiorno d’Italia.
Non è che gli americani indagheranno sulla qualità della pasta italiana?
Detto questo, non è da escludere che gli americani abbiano deciso di avviare un’analisi della pasta italiana, per capire con che grano duro viene prodotta. Gli statunitensi non sono stupidi: anzi. Come racconto nell’inchiesta in due puntate, in America, per la precisione in California e in Arizona, si coltiva una delle varietà di grano duro migliori del mondo: la cultivar Desert Durum. E qui sì che entra in scena l’amministrazione Trump: l’attuale Governo federale vuole potenziare le industrie in America, anche ricorrendo al protezionismo e lo possono fare perché hanno a disposizione uno dei migliori grani duri del mondo. Da qui la domanda ovvia: per quale motivo gli americani dovrebbero importare la pasta italiana quando la possono benissimo produrre nel proprio Paese, puntando su un’alta qualità? Non è un caso che già si parla di aziende della pasta italiane pronte a trasferirsi in America. Scrive sulla propria pagina Facebook il mio amico Roberto Carchia, agronomo, pugliese, grande conoscitore dell’agricoltura e del grano duro della sua Regione: “Il monito di Trump: pagate l’eccellente grano del Sud Italia ai vostri agricoltori se volete esportarci la pasta Made in Italy!”. Vagli a dare torto.
Qui di seguito i due articoli:
Foto tratta da Il Fatto Quotidiano







