di Angelo Giorgianni

Prometteva rottura, ha portato solo obbedienza: la finta opposizione italiana conferma che l’alternanza è un teatro, e che il potere reale resta immutato, vincolato a Bruxelles e ai centri sovranazionali
C’è un momento in cui la politica smette di essere retorica, slogan o promessa elettorale, e diventa tradimento evidente. Per l’Italia, quel momento è arrivato il 9 gennaio 2026. In quella data, in sede Coreper, il governo Meloni ha detto SÌ al Mercosur, e il suo voto è stato determinante per consentire alla Commissione Europea di Ursula von der Leyen di ottenere la maggioranza qualificata. La Francia era contraria, gli agricoltori di tutta Europa manifestavano per strada, le piazze erano piene di rabbia e disperazione, eppure il governo italiano ha scelto Bruxelles invece del popolo italiano. Non stiamo parlando di complessità burocratiche: si tratta di sovranità nazionale ceduta, agricoltura italiana messa a rischio e fiducia degli elettori tradita. Le presunte “garanzie” promesse da Meloni – 45 miliardi anticipati come “risorse extra” – sono un trucco contabile: fondi già previsti, solo presentati come novità. Chi ancora crede alle promesse elettorali oggi deve sentirsi ingannato.
Il tradimento politico
Non è solo questione economica: è un tradimento politico e morale. Fratelli d’Italia e Lega avevano costruito la loro identità attorno alla difesa della sovranità nazionale, della produzione agricola e del lavoro dei cittadini. Oggi, il governo Meloni dimostra di essere servo di un’Europa che non decide, pronta a piegarsi ai desideri di Bruxelles e delle lobby multinazionali. Questo è il volto reale di chi governa: davanti alla pressione europea, sceglie di ignorare le proteste dei cittadini, gli allarmi degli agricoltori e dei consumatori. Non c’è più difesa della sovranità, non c’è più protezione per chi lavora la terra.
C’è una parola che descrive la politica contemporanea: alternanza
Negli Stati occidentali, Italia compresa, il termine alternanza evoca democrazia e pluralismo. Ma osservando i fatti, appare sempre più come una rappresentazione teatrale, un copione già scritto per conservare il sistema invece di cambiarlo. Maggioranze e opposizioni si alternano formalmente, ma condividono le stesse decisioni strategiche: politiche economiche, vincoli sovranazionali, gestione delle emergenze, rapporti con grandi centri di potere. Il conflitto politico viene simulato, il dissenso addomesticato. Serve a intercettare il malcontento, non a trasformarlo in alternativa reale.
Il caso italiano: laboratorio della finta alternanza
Fratelli d’Italia si era costruita come opposizione “dura e pura”, unica alternativa a un sistema giudicato subalterno all’UE e ai poteri sovranazionali. Eppure, nei passaggi decisivi – dalle misure pandemiche alle scelte economiche ed estere – quell’opposizione non ha mai davvero contrastato il governo. I provvedimenti più rilevanti sono stati votati o accettati come inevitabili. Lega e Forza Italia, prima critici, sono confluite nello stesso esecutivo guidato da Fratelli d’Italia. Stessi attori, stessi vincoli, stessa direzione, cambiando solo linguaggio e narrazione. Ciò che prima era “inaccettabile” è diventato “necessario” una volta al governo.
La funzione della finta opposizione
Il ruolo di Fratelli d’Italia non è un’eccezione, ma una funzione precisa nel sistema della finta alternanza. Opposizione abbastanza critica da sembrare credibile, ma mai abbastanza radicale da mettere in discussione vincoli europei, trattati e subordinazione geopolitica. Il sovranismo proclamato è servito a convogliare il voto di protesta. Una volta al governo, la promessa di discontinuità si dissolve in gestione ordinaria, all’insegna della “responsabilità” verso Bruxelles.
L’opposizione come serbatoio di consenso
Questa opposizione controllata canalizza la rabbia popolare. Il cittadino scontento crede che votando “l’altro” cambierà qualcosa. Ma quando “l’altro” arriva al potere, scopre che le decisioni fondamentali sono già prese, non negoziabili. L’opposizione diventa così anticamera del governo, non forza di rottura. Mantiene viva l’illusione democratica, mentre le leve reali del potere restano saldamente nelle stesse mani: divide et impera, sovranisti contro europeisti, destra contro sinistra.
Il problema non è chi governa, ma chi decide
L’alternanza elettorale è un rituale, non uno strumento di scelta reale, se le politiche fondamentali sono dettate da vincoli esterni, accordi sovranazionali e interessi finanziari. La politica smette di essere rappresentanza e diventa gestione dell’esistente. Cambiano volti e slogan, ma non la direzione. Il popolo, ciclicamente, viene illuso che “questa volta sarà diverso”.
Conclusione
La frattura non è tra maggioranza e opposizione, ma tra chi recita la politica e chi la subisce. Il voto determinante dell’Italia sul Mercosur è l’esempio più lampante: sovranità ceduta, interessi nazionali traditi, finta opposizione trasformata in governo di continuità. Finché questa dinamica non verrà riconosciuta e smascherata, il sistema continuerà a riprodursi identico, alimentando disillusione, astensionismo e rabbia sociale. La domanda finale resta semplice e scomoda: chi ha davvero il potere di decidere? Finché non ci sarà una risposta sincera, ogni alternanza resterà solo scenografia democratica, utile a mantenere l’ordine esistente.







