di Giulio Ambrosetti
Foto sotto tratta da AgroNotizie

Non diamo numeri a caso, perché un litro di extra vergine italiano non può costare meno di 10 euro
L’ala gelida dell’Unione europea dell’euro, dopo aver massacrato il grano duro, prova ora a distruggere anche un altro settore portante dell’agricoltura del Sud Italia e della Sicilia: l’olio d’oliva extra vergine. Grazie alle dissennate politiche agricole promosse dalla Commissione europea di Ursula von der Leyen, avallate dall’inutile e dannoso Parlamento europeo, in Italia siamo letteralmente sommersi da olio d’oliva estero. In maggioranza, da olio d’oliva tunisino; e anche da olio d’oliva che arriva dalla Turchia e dal Marocco. Il tanto ‘vituperato’ presidente americano, Donald Trump, sta tutelando gli agricoltori del suo Paese. In ogni trattativa politica e geopolitica che coinvolge l’America, impone i prodotti agricoli del suo Paese. L’Unione europea fa l’esatto contrario: se ne fotte degli agricoltori e li sacrifica ora per tutelare l’industria automobilistica (per lo più tedesca), ora per favorire un Paese a scapito, sempre, degli agricoltori.
Ci sono gravissime responsabilità anche da parte del Parlamento europeo. La verità è che gli ‘europeisti’, dopo lo smantellamento del grano duro, vogliono smantellare anche gli uliveti di Sud Italia e Sicilia
Ora la Commissione europea, non contenta di aver già creato le condizioni per smantellare le coltivazioni di grano duro siciliano e, in generale, meridionale, con gli stupidi e gli ignoranti che propugnano un “aumento delle produzioni di energie rinnovabili” a scapito dell’agricoltura, sta mettendo in atto lo smantellamento dell’olivicoltura da olio di Sud Italia e Sicilia. Come? Con la stessa tecnica ultra-liberista che sta applicando con il grano duro: se per fare sparire il grano duro del Sud Italia e della Sicilia si fanno arrivare navi cariche di grano duro estero, per smantellare l’olivicoltura da olio, sempre di Sud Italia e Sicilia, si fanno arrivare immensi carichi di olio d’oliva tunisino e, in minima parte, turco e marocchino. Così come l’aumento incontrollato dell’offerta di grano duro estero determina il grollo del prezzo del grano duro siciliano (precipitato a 19 euro/quintale, a fronte di costi di produzione di 30-32 euro/quintale), l’aumento incontrollato dell’offerta di olio d’oliva tunisino determina il crollo del prezzo dell’olio extra vergine di oliva siciliano. Il problema non è la sola Commissione europea, ma anche il Parlamento europeo che avalla questo sistema.
Un VIDEO illuminante
Risultato: la produzione di olio d’oliva 2026 (relativa alla raccolta delle olive di Ottobre e Novembre dello scorso anno) è in buona parte invenduta. Come si racconta in questo video, la stragrande maggioranza della produzione di olio d’oliva di Sud Italia e Sicilia di quest’anno è rimasta invenduta nei frantoi (QUI IL VIDEO). Le olive sono state pagate ai produttori (anche se ci sono casi in cui i produttori asettano ancora di essere pagati: ma sono casi sporadici). Ma adesso i titolari dei frantoi non sanno a chi vendere. Un nostro amico ci ha detto che ci sono casi di produzioni di olio extra vergine di oliva IGP non venduto. Il rischio è che, a Ottobre e Novembre, nessuno raccoglierà le olive di Sud e Sicilia, a parte i piccoli produttori che producono olio extra vergine di alta qualità che vendono utilizzando canali particolari. E la produzione di extra vergine IGP, a patto che ci sia il mercato.
… e nei Centri commerciali si trova olio extra vergine anche a 5 euro/bottiglia… Chi ha un po’ di sale in zucca capisce quello che sta succedendo
Tutto questo sta avvenendo mentre i Centri commerciali sono pieni di “olio d’oliva extra vergine” al prezzo di 8 euro/bottiglia, 7 euro/bottiglia, 6 euro/bottiglia, in alcuni casi anche 5 euro/bottiglia. Tenete conto che un litro di olio extra vergine di oliva italiano non può costare meno di 10 euro/bottiglia. Chi vi dice che costa menocentrodestra, centrosinistra, vi racconta balle. Chi ha un po’ di sale in zucca capisce quello che sta succedendo. Sarebbe interessante – per esempio – capire come vengono coltivate le olive in Tunisia, che tecniche agronomiche utilizzano e, soprattutto, che pesticidi utilizzano e come li utilizzano.
Le grandissime responsabilità politiche di centrodestra e centrosinistra al servizio permanente ed effettivo dell’Unione europea dell’euro.
Il responsabile principale della porcata a cui stiamo assistendo è sempre l’Unione europea. Ma c’è anche una grandissima responsabilità politica del centrodestra e il centrosinistra del nostro Paese, che sono la rovina dell’agricoltura italiana. Checché ne dica il capo del Governo del nostro Paese, Giorgia Meloni, anche l’esecutivo di centrodestra che presiede si è consegnato, mani e piedi, all’Unione europea dell’euro. Il presidente americano, Donald Trump, ha ragione da vendere: tra il Sovranismo politico dello stesso Trump e il globalismo dell’Unione europea, l’attuale Governo di centrodestra capeggiato dalla Meloni ha scelto la seconda opzione. Ora, però, il Governo Meloni ha finito di prendere in giro gli elettori di centrodestra, perché il partito del Generale Roberto Vannacci, alle prpssime elezioni politiche, farà ‘un mazzo così’ a Fratelli d’Italia, a Forza Italia e alla Lega. Come scrive il nostro vecchio amico Andrea Piazza, “L’offerta sovranista del Generale Roberto Vannacci è l’unica prospettiva politica per invertire la disastrosa rotta ‘europeista’ che ha distrutto l’economia e la politica del nostro Paese“. Quanto alla Sicilia, l’unico candidato alla presidenza della Regione siciliana alle elezioni del prossimo anno che conosce bene il mondo dell’agricoltura è Angelo Giorgianni, degli altri c’è poco da prendere, se non altro perché nessuno di loro, in questi quattro anni di legislatura, ha speso una parola per l’agricoltura della nostra Isola. Quanto al centrosinistra, c’è poco da dire: il PD è il disastroso partito di riferimento dell’Unione europea in Italia; Verdi e Sinistra sono legati al PD, mentre il Movimento 5 Stelle si barcamena un po’ di qua e un po’ di là e, per quel poco che ormai conta, visto che perde voti a ritmo continuo, rimane ancorato al ‘carrozzone’ globalista del centrosinistra italiano. Insomma, meglio perderli che trovarli.
Un attacco vergognoso iniziato dieci anni fa
Per la cronaca, l’attacco all’olio d’oliva extra vergine italiano (che al 90% fa capo a Puglia, Calabria e Sicilia dove si produce, per l’appunto, il 90% dell’olio extra vergine di oliva del nostro Paese) è iniziato dieci anni fa. L’unico europarlamentare italiano che nel 2016, quando è iniziata l’apertura dell’Unione europea all’olio tunisino a dazio zero, è stato il siciliano del Movimento 5 Stelle, Ignazio Corrao. Allora i grillini non erano ancora passati, armi e bagagli, con l’Unione europea, né si sognavano di governare con il Partito Democratico, in assoluto la formazione politica italiana più ‘schiacciata’ sugli interessi dell’Ue e, di conseguenza, non certo favorevole agli interessi del mondo agricolo siciliano e, in generale, del Sud Italia.
La testimonianza dell’allora europarlamentare Ignazio Corrao. Il ruolo del PD di quegli anni, non certamente favorevole al mondo dell’olio extra vergine di oliva di Sud e Sicilia
Noi ricordiamo molto bene quegli anni, perché su I Nuovi Vespri, allora come oggi su questo Blog, cercavamo di difendere l’agricoltura siciliana dalle volgari aggressioni dell’Unione europea. Ricordiamo, in particolare, una votazione del Parlamento europeo Parlamento Europeo che ha approvato “l’invasione” dell’olio d’oliva tunisino in Europa. Il provvedimento è passato con con 500 sì, 107 no, 42 astenuti. Chi ha provato a fermare questa porcata è stato il citato europarlamentare grillino Corrao. Riprendiamo un passo di una sua dichiarazione di dieci anni fa: “Abbiamo provato in tutti i modi a stoppare il provvedimento che porta la firma dell’alto rappresentante Federica Mogherini, longa mano di Renzi in Europa – aggiunge Corrao – ma evidentemente gli interessi che difendono i signori della maggioranza sono diversi rispetto a quelli dei cittadini. 500 favorevoli, 107 contrari e 42 astenuti. Tra i 500 voti favorevoli ovviamente ci sono quelli degli europarlamentari italiani del PD. Il provvedimento è stato voluto dal Governo nazionale italiano targato Matteo Renzi ed avallato dai parlamentari del Partito Democratico (allora renzi era capo del Governo italiano e segretario del PD ndr). Gli stessi che poi vanno nei territori a parlare di tutele dell’agricoltura e sbandierare i mirabolanti numeri del PSR 2014-2020 così come avviene in Sicilia, dove il novello assessore Cracolici (Antonello Cracolici, allora assessore regionale all’Agricoltura del Governo regionale targato PD presieduto da Rosario Crocetta ndr), insieme ad una europarlamentare del PD lanciano numeri e fanno disinformazione”.
Le dichiarazioni di Ettore Pottino
Molto interessante quello che, dieci anni fa, raccontava Ettore Pottino, agricoltore siciliano, produttore di olio d’oliva extra vergine biologico: “In questi ultimi anni di delocalizzazione dell’agricoltura imprenditori siciliani, italiani, tedeschi, spagnoli ed europei in generale hanno spostato i propri interessi dove il denaro viene remunerato di più. Hanno fatto incetta di seminativi in Romania per beneficiare dei contributi della PAC, di agrumeti in Marocco per importare arance facendole passare per spagnole e, manco a dirlo, hanno comprato tutti gli oliveti tunisini usufruendo dello sgravio fiscale totale per dieci anni. Qui hanno investito rendendo innovativi gli impianti e, grazie alla manodopera a costo bassissimo e alla possibilità di impiegare fitofarmaci proibiti in Europa, invadono i nostri mercati di olio a 2-3 euro al chilo. Dunque, la Mogherini (Federica Mogherini, Alto rappresentante dello’Unione europea per gli Affari esteri ndr) e l’UE non daranno questo aiuto al popolo tunisino, non sosterranno la democrazia di quel Paese, ma i nostri imprenditori e quelli italiani e tedeschi che, senza pagare tasse, miscelano legalmente il loro olio tunisino con quello siciliano o italiano, o lo vendono con etichetta UE e Non-UE nei supermercati a prezzi low cost. Il nostro olio non può competere e viene svenduto o non viene acquistato” (qui per esteso l’articolo de I Nuovi Vespri).
Le ‘stranezze’ di oggi
Che strano: anche oggi il prezzo dell’olio d’oliva tunisino è fermo a 3 euro/chilo. E anche oggi, come abbiamo raccontato, l’olio extra vergine siciliano e del Sud Italia rimane invenduto… Ma guarda un po’ che combinazioni!







