
Una situazione tra ombre e luci
Com’è andata quest’anno con il grano nel mondo? Com’è andata in Europa? E in Italia? Ne parliamo con Sandro Puglisi, analista dei mercati delle materie prime a livello internazionale. Specializzato in grano e agribusiness, da oltre sei anni Puglisi offre analisi approfondite su prezzi e tendenze globali. Attraverso studi pubblicati su prestigiose riviste economiche e di settore, esplora l’impatto di fattori macroeconomici, geopolitici e climatici, guidando investitori e operatori con strategie data-driven. Puglisi si occupa anche di gestione del rischio, logistica e innovazione fintech per la trasparenza nel commercio. E’ una voce autorevole che consente a diversi operatori di navigare con consapevolezza il mondo delle materie prime agricole.
Cominciamo con una domanda generale: com’è andata quest’anno nel mondo, distinguendo se possibile fra grano tenero e grano duro.
“Sul piano globale il 2025 è stato un anno di contrasti. Nel tenero (all-wheat) la produzione mondiale 2025/26 è stimata dall’USDA (Dipartimento Agricoltura degli Stati Uniti d’America) a 794,4 Mt, in aumento di 3,4 Mt rispetto a Luglio, mentre le scorte finali scendono a 260,1 Mt, il livello più basso dal 2015/16. Il consumo mondiale cala leggermente a 809,5 Mt (–1,1 Mt), per minori utilizzi zootecnici in Cina, Indonesia e Filippine, parzialmente compensati da un aumento nell’UE. Nel duro (durum wheat), il quadro è più sfumato: in Canada le stime ufficiali AAFC di maggio/giugno indicavano una produzione 2025/26 in calo del 7% rispetto all’ottima annata 2024/25, per rese inizialmente previste più basse. Tuttavia, il Canadian Crop Yield Forecaster (CCYF) di fine luglio segnala rese sopra la media 2020-24, traducendo in una produzione ‘sopra la media storica’, anche se non necessariamente superiore allo scorso anno. La situazione sul campo resta eterogenea: alcune aree del Saskatchewan hanno beneficiato delle piogge estive, altre soffrono ancora la siccità. Neli USA, secondo l’ultimo Crop Progress (11 agosto), il durum è al 92% in fase di spigatura (vs 80% media 5 anni) con il 73% delle colture in buone/ottime condizioni, livelli tra i migliori degli ultimi anni. Il Crop Production report e il WASDE di agosto hanno rivisto al rialzo la produzione USA di durum a 75 milioni di bushel (+7% m/m) (un bushel equivale a 27,216 kg di grano) con rese medie di 40,7 bu/acre (+2,4 bu/acre sul mese), grazie a condizioni favorevoli in Nord Dakota e Montana. Nell’Unione europea l’output 2025 è stimato in aumento di oltre il 10% a/a, intorno a 8 Mt, con incrementi marcati in Italia (+20% a/a) e Grecia”.
In Europa in aumento la produzione di grano duro. In Italia aumenta leggermente la produzione di tenero, che resta comunque insufficiente
Com’è andata in Europa, distinguendo sempre tra tenero e duro? E com’è andata in Italia?
“L’UE ha visto un netto rimbalzo: tenero vicino a 138 Mt, duro a circa 8 Mt. In Italia il duro ha registrato +20% rispetto al 2024 (circa 4,2 Mt), qualità buona al Centro-Sud; il tenero, concentrato nel Centro-Nord, cresce leggermente ma resta insufficiente a coprire la domanda interna, obbligando a forti importazioni”.
Abbiamo letto qua e là che, a causa del clima ‘ballerino’, ci sono aree del mondo dove la produzione 2025 di grano è aumentata e aree dov’è diminuita. E’ così?
“Assolutamente sì. L’Europa orientale e parte del Mediterraneo hanno beneficiato di condizioni favorevoli; Cina e alcune aree del Nord America hanno invece subito cali produttivi. Anche Russia e Ucraina hanno rivisto le stime in corso d’anno”.
Abbiamo letto che: “Le previsioni di produzione diminuiscono per Hard Red Spring e White, ma aumentano per Hard Red Winter, Durum e Soft Red Winter”. Può illustrare che significa? Vale per gli USA o per tutto il mondo?
“Si tratta di una fotografia degli USA: il raccolto invernale (HRW, SRW e anche il duro) ha beneficiato di rese migliori del previsto, mentre il primaverile (HRS e White) ha sofferto. È una questione interna USA, ma che certamente influenza il mix di qualità offerto al mercato mondiale”.
Il mondo sta consumando più grano di quanto ne produca, erodendo le scorte.
Nel 2026 ci saranno meno disponibilità di grano e prezzi in aumento?
“Ad oggi, il WASDE di agosto stima per il 2025/26 una produzione mondiale all-wheat di 794,4 Mt, scorte finali a 260,1 Mt (minime dal 2015/16) e consumo a 809,5 Mt. Questo significa che il mondo sta consumando più grano di quanto ne produca, erodendo le scorte. È quindi probabile che l’avvio del 2026/27 avvenga con un margine di sicurezza ridotto. Non esistono ancora previsioni ufficiali 2026, ma se il raccolto dell’anno prossimo dovesse subire shock climatici o restrizioni commerciali, i prezzi potrebbero reagire con forza. In uno scenario normale, invece, il mercato tenderà a rimanere volatile ma senza impennate strutturali: la direzione dipenderà soprattutto da Russia, Ucraina e meteo in Nord America”.
Il consumo mondiale cala di 1,1 Mt a 809,5 Mt. A cosa è dovuto e quali saranno gli effetti?
“Il calo è legato a un minor utilizzo zootecnico in Cina, Indonesia e Filippine, parzialmente compensato da più uso nell’UE. Nel breve, riduce un po’ la pressione sulla domanda, ma con scorte basse i prezzi restano sensibili a qualsiasi shock”.
Perché mais e cereali minori possono influire sul commercio del grano?
“Per effetto sostitutivo nei mangimi: se mais, orzo o sorgo sono abbondanti e convenienti, il grano ‘feed’ perde competitività, spostando i flussi commerciali e comprimendo l’export di grano verso mercati zootecnici”.
Cosa fare se i prezzi del grano scendono
Se i prezzi del grano scendono, cosa dovrebbero fare gli agricoltori?
“Diversificare, puntare su qualità e contratti di filiera, frazionare le vendite, usare strumenti di gestione del rischio. In Italia, il Fondo Sovranità Alimentare e il DDL Coltiva Italia potrebbero offrire opportunità di sostegno e investimenti in innovazione e stoccaggio, aiutando a stabilizzare il reddito agricolo”.
È vero che il grano tenero in Italia continua a diminuire? E i contributi UE vanno anche senza coltivare grano tenero?
“No, quest’anno il tenero è in lieve aumento (+5%), ma la domanda resta molto superiore all’offerta. I contributi PAC di base sono disaccoppiati: si percepiscono anche senza coltivare tenero, purché si rispettino requisiti e pratiche previste. La coltivazione del tenero beneficia in alcune condizioni, di premialità aggiuntive”.
Prezzi del grano duro bassi al Sud Italia e in Sicilia e rivendite all’estero con margine: mito o realtà?
“I prezzi del grano duro all’origine in Puglia sono intorno ai 29–30 €/q, in Sicilia spesso 21–22 €/q. In certe condizioni, i trader possono esportare verso il Nord Africa o il Medio Oriente con un certo margine, specie se il grano duro ha caratteristiche ricercate, ma non è una pratica automatica: dipende molto dalla qualità, dai noli e dai tempi di carico”.
Cosa consiglia a chi nel Sud e in Sicilia vuole continuare col duro?
“Puntare su grani di alta qualità con proteine elevate, aderire a contratti di filiera, investire in stoccaggio e pulizia, usare rotazioni con leguminose per migliorare qualità e costi, e seguire i mercati per cogliere tutte le finestre favorevoli. Il futuro sarà di chi saprà unire tradizione e innovazione, sfruttando anche strumenti nazionali come il Fondo Sovranità Alimentare e Coltiva Italia per finanziare competitività e resilienza”.







