Il tè proveniente dalle piante coltivate in convenzionale può contenere pesticidi e glifosato. Meglio sorseggiare il tè biologico che non presenta problemi

La notizia l’abbiamo approfondita su Il fatto alimentare, mezzo d’informazione online di grande autorevolezza

Con l’arrivo del freddo risulta piacevole, nel pomeriggio, sorseggiare una tazza di tè (o the). Solo che stamattina ‘navigando’ sulla rete ci siamo imbattuti in una notizia che ci ha lasciato di stucco: le foglie di tè possono risultare inquinate da pesticidi e dall’erbicida per antonomasia: il glifosato. Si sa, sulla rete si trova di tutto. Siccome appena ieri abbiamo sorseggiato in casa una tazza di the caldo (per non parlare del tè freddo che beviamo in Estate) abbiamo provato ad approfondire la notizia. Abbiamo trovato un articolo de Il fatto alimentare del Marzo dello scorso anno. Sull’autorevolezza di questo mezzo d’informazione online non ci sono dubbi. Purtroppo, quanto abbiamo letto ha confermato la notizia che abbiamo appreso dalla rete: il tè può contenere sia pesticidi, sia glifosato, a meno che non si tratti di tè biologico, ovvero con piante coltivate senza l’ausilio di pesticidi ed erbicidi. Leggiamo insieme alcuni passi di questo articolo: “Una recente indagine su tè e tisane, uscita sul numero di Marzo della rivista dei consumatori 60 Millions de Consommateursmostra che spesso il contenuto dei filtri da lasciare in infusione nell’acqua calda non è esclusivamente quello delle piante indicate sulla confezione. La testata francese ha infatti analizzato 48 prodotti, tra tè neri, tè verdi, tisane detox e tisane alla verbena e molti di questi sono risultati contaminati da pesticidi”.

Si salva il tè coltivato in biologico, perché non vengono utilizzati prodotti di sintesi

Una bella notizia, non c’è che dire. Oltre al glifosato sono state trovate “neonicotinoidi e insetticidi non autorizzati come il thiacloprid, l’acetamiprid, il clorfenapir e il bifentrin”. La pianta del tè (Camellia sinensis) cresce nelle zone con clima caldo e umido: da qui i possibili attacchi da parte di miceti (o funghi) e insetti. Logico che vengano utilizzati fungicidi e pesticidi, proprio come si fa con quasi tutte le altre piante coltivate. A questo punto Il fatto alimentare ci dà una notizia, come dire?, agro-dolce: “Nelle colture convenzionali si utilizzano pesticidi, che poi restano sul prodotto finale, anche perché le foglie non vengono lavate. Accade invece diversamente per i tè biologici, nei quali le analisi del mensile francese non hanno riscontrato contaminazioni, perché nella loro coltivazione i prodotti di sintesi sono vietati (nella precedente rilevazione della testata erano invece state trovate tracce di contaminanti anche nei prodotti bio)”. L’agro è che il tè coltivato in convenzionale può contenere pesticidi, anche, addirittura, “sostanze vietate in Europa”. Se in Europa tali sostanze sono vietate, questo non c’è nemmeno bisogno di precisarlo, è perché sono dannose per la salute umana. La presenza di glifosato è stata rilevata nel 30% dei tè esaminati, “soprattutto nei tè neri”. Che dire, allora? Considerato che il tè è un infuso di foglie della pianta dello stesso tè, rilevato che il tè coltivato in convenzionale può presentare problemi, ebbene, forse è meglio sorseggiare un tè biologico.

QUI PER ESTESO L’ARTICOLO DE IL FATTO ALIMENTARE

Foto tratta da Internazionale

 

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