Iran e Cina stanno riprovando a ‘dedollarizzare’ petrolio e gas nel Golfo Persico. Trump non lo permetterà. Non è da escludere che si torni a combattere. Pronta l’uscita USA dalla NATO

di Giulio Ambrosetti

Va da sé che con l’addio degli americani all’Alleanza Atlantica salterà tutto il sistema: questo terrorizza i globalisti che ora temono che la Russia di Putin gli faccia ‘un mazzo così’. Da qui il nuovo fango strumentalizzando il caso Epstein

Scrive l’economista Gianmarco Landi: “Riguardo ai sinistroidi che sono da sempre contro la NATO, osservo che oggi questi imbecilli sono tutti ferocemente contro Trump”. La questione è semplice: il presidente USA, Donald Trump, sta per annunciare l’uscita degli Stati Uniti d’America dalla NATO. La notizia non è nuova: volendo, la si può rintracciare nel programma elettorale di Trump, anche se in modo sfumato. Dopo il suo ingresso alla Casa Bianca tale ipotesi è stata ventilata più volte. Ora siamo arrivati al dunque. La notizia sta scatenando il panico tra i globalisti. Non a caso è già pronta una nuova palata di fango sul presidente con la solita solfa del ‘caso’ Jeffrey Epstien. Da qui le precisazioni, in queste ore, di Melania Trump (qui un articolo). E’ noto che questo personaggio contoverso, in bilico fra pedofilia e satanismo era (o è ancora, visto che c’è chi dice che sia ancora vivo, protetto in Israele dal Mossad?), era (o è ancora?) in contatto con il mondo politico ‘progressista’. Ma non avendo altre ‘cartucce’ da sparare, gli ‘scienziati’ dell’informazione globalista scavano nel fango, ambiente, del resto, dove sguazzano a meraviglia. In ogni caso, soprattutto nell’Unione europea, cresce la paura, perché senza la NATO la Russia di Vladimir Putin avrà campo libero non per invadere l’Europa, questa è una minchiata, ma in materia economica, soprattutto nella gestione delle materie prime. La nostra impressione è che gli ‘europeisti’ ancora non hanno visto niente. Non è da escludere che, tra un po’, il Patto di stabilità Ue verrà travolto dagli eventi.

Perché l’informazione occidentale nasconde la schiacciante superiorità militare americana e israeliana nel Golfo Persico?

Va detto, a proposito di informazione, che nell’Occidente ancora oggi controllato dai globalisti dominano le menzogne. Nessuno, a parte qualche lodevole eccezione, ha fatto notare un elemento, che invece è centrale nell’attuale guerra in corso nel Golfo Persico, che non è affatto finita: e cioè la schiacciante superiorità militare di americani e israeliani. Quando Trump, poco più di una settimana dopo l’inzio della guerra, diceva che in Iran i militari del suo Paese non avevano più cosa distruggere sottolineava una verità. Dal doppio significato. Primo significato: gli iraniani, è vero, hanno tanti missili, nascosti in un Paese immenso, la cui superficie è pari a due volte la superficie di Spagna e Italia messe insieme. Ma – qui il punto – gli iraniani, ha lasciato capire Trump, non hanno più strumenti per difendersi. Secondo significato: agli americani non interessa bombardare la popolazione iraniana, che anzi sta provando a liberare dal regime teocratico iraniano.

I Paesi globalisti – Unione europea, Regno Unito, Canada, Giappone e via continuando – ora sono avvisati

Siamo arrivati al punto centrale della questione: gli USA, se vogliono, possono creare seri problemi all’Iran in ogni momento, perché la loro superiorità militare è totale. Ma non lo fanno, perché il loro obiettivo è la caduta del regime teocratico iraniano. E su questo stanno lavorando. I bombardamenti israeliani in Libano, terribili, sono anche un segnale per l’Iran e, in generale, per i globalisti che, pur di attaccare Trump, ora difendono il regime iraniano. Il messaggio è chiarissimo: quello che succede in Libano potrebbe succedere in Iran e in qualunque altro Paese del mondo globalista. L’imminente uscita dell’America di Trump dalla NATO ha anche questo significato: non solo non siamo più alleati dei Paesi globalisti come Unione europea, Regno Unito, Canada, Giappone e via continuando ma d’ora in poi non ci saranno più sconti.

Se Cina e Iran riprenderanno a far pagare alle navi petroliere e gasiere pedaggi in valuta cinese lo Stretto di Hormuz chiuderà e questa volta ricominceranno i bombardamenti: quelli veri. Altro che trattative a Islamabad!

In queste ore si commenta la riapertura dello Stretto di Hormuz, che, di fatto, gli americani hanno imposto all’Iran. Qui è opportuna una precisazione. Alcuni commentatori sovranisti scrivono che ci sarebbe una sorta di patto di non belligeranza, se non un’alleanza, tra l’America di Trump, la Russia di Vladimir Putin e la Cina di Xi Jinping. La sintonia tra Trump e Putin, a nostro modesto avviso, c’è. Ma non è così per Trump e Xi Jinping. Anzi, in questo momento c’è uno scontro tra America e Cina. Iran e Cina, nei giorni scorsi, hanno riaperto lo Stretto di Hormuz alle navi petroliere e gasiere dei Paesi del Golfo. Lo hanno fatto facendo pagare il pedaggio in valuta cinese. In pratica, la Cina sta provando a utilizzare la guerra nel Golfo per proseguire nella sua azione di ‘dedollarizzazione’, ovvero sostituire il dollaro americano con altre valute negli scambi commerciali internazionali (qui un articolo). La reazione di Trump è stata immediata e lo Stretto è stato richiuso. Ora Iran e Cina lo hanno riaperto e, da quello che si capisce, le navi, per passare, debbono pagare il pedaggio, non si capisce con che valuta. Non si tratta di questa questione secondaria: anzi. Quello che si sa è che il presidente americano non sembra contento di quanto sta avvenendo: non è da escludere che le trattative per provare a fermare la guerra previste Sabato mattina a Islamabad, in Pakistan, vadano a farsi benedire e che si torni a combattere.

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