di Giulio Ambrosetti

I leader dei Paesi del BRICS: foto tratta da Il Fatto Quotidiano
Il dollaro americano è sempre più forte, soprattutto dal punto di vista geopolitico. Mentre a Pechino sono frastornati e non sanno cosa fare
Alla fine, se andiamo al sodo nell’esaminare la guerra economica, commerciale, finanziaria e bancaria lanciata dall’America di Donald Trump contro l’Iran e i suoi alleati, Cina in testa (ma anche altri Paesi occidentali come l’Unione europea, per non parlare, come dire?, di una certa benevolenza del Vaticano verso l’ex Persia), ci accorgiamo che l’elemento centrale di questa strategia USA, fino ad oggi mai attuata nel mondo, è la ‘dedollarizzazione’. Fino ad oggi con questa parola viene (o forse sarebbe più corretto scrivere veniva) indicato il progetto dei Paesi del cosiddetto BRICS che punta a sostituire il dollaro americano negli scambi commerciali internazionali. Per la cronaca, oggi i Paesi del BRICS sono 11: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Indonesia. A questi si aggiungono almeno altri 30 Paesi che hanno chiesto di entrare a far parte di questa associazione tra Stati. L’obiettivo, ribadiamo, è una moneta comune a tutti questi Paesi, agganciata all’oro, per sostituire il dollaro americano negli scambi commerciali internazionali.
Il progetto di ‘dedollarizzazione’ dei Paesi del BRICS? Una stupidaggine
Ebbene, l’amministrazione Trump sta dimostrando che il progetto del BRICS è una stupidaggine. Perché scriviamo questo? Perché le politiche economiche sui dazi doganali di Trump hanno fatto venire alla luce una verità incontrovertibile: le economie di circa 50 Paesi del mondo, se non dovessero più riuscire ad esportare i propri beni nel mercato degli Stati Uniti d’America, affonderebbero. A cominciare dalla Cina. La ‘dedollarizzazione’ progettata dai Paesi del BRICS, insomma, non sta in piedi. Questi Paesi potrebbero commercializzare i prodotti tra di loro aggirando il dollaro statunitense ma per esportare i propri beni in America non potrebbero fare a meno di restare legati all’area del dollaro americano. Ripetiamo: senza il mercato di sbocco americano questi Paesi fallirebbero.
E’ la prima volta dal 2001 – anno in cui la Cina è entrata a far parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC o WTO) – che qualcuno mette all’angolo i cinesi
Siamo arrivati all’attacco economico, commerciale, finanziario e soprattutto bancario dell’America all’Iran. Gli statunitensi, in pratica, hanno ‘rivoltato la frittata’: adesso è l’amministrazione Trump che minaccia di buttare fuori dall’area del dollaro americano i Paesi che intratterranno rapporti economici, commerciali, finanziari e bancari con l’Iran. Gli americani attueranno questa strategia con il controllo delle transizioni bancarie. Chi ha un po’ di fantasia economica potrebbe obiettare: Iran e Paesi alleati potrebbero optare per il baratto, eliminando la moneta. Via impossibile da percorrere, sia perché sarebbe macchinosa, sia perché il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti d’America, Scott Bessent, ha messo a punto un programma di monitoraggio su tutti i beni che potrebbero essere scambiati (qui un articolo). Questo spiega perché i cinesi sono incazzati neri. In parole semplici, è la prima volta, dal 2001 – anno in cui la Cina è entrata a far parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC o WTO) – che qualcuno ha fregato i ‘furbi cinesi’.
Non è che, alla fine, manderanno a casa Xi Jinping?
Per la prima volta Xi Jinping, che accentra nelle proprie mani la guida del Partito Comunista Cinese, la guida dello Stato e la guida dell’esercito non sa cosa fare. Certo, potrebbe continuare a sostenere l’Iran. Ma finirebbe fuori dall’area del dollaro americano. Sarebbe un disastro se si considera che al 30 Giugno di quest’anno le esportazioni cinesi nel mercato degli Stati Uniti d’America hanno raggiunto il valore record di 412,39 miliardi di dollari, con una crescita del 27% rispetto allo stesso mese di Giugno del 2025 (qui un articolo). Detto in parole semplici, Xi Jinping, almeno in economia, è molto meno bravo di quanto cercano di far credere. Di fatto, senza l’export verso gli USA l’economia cinese collasserebbe in poco meno di un mese. Di più: oggi la Cina non è nelle condizioni di aumentare i consumi interni e si ritrova anche con una disoccupazione giovanile al 18%: giovani disoccupati che, in massima parte, sono laureati, soprattutto in ingegneria. Non è che, alla fine, manderanno a casa Xi Jinping?
L’Iran che bombarda Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti: altro disastro per la Cina di Xi
Ah, quasi quasi lo stavo dimenticando: la guerra di America e Israsele contro l’Iran ha rotto l’unità dei Paesi del BRICS, se è vero che gli iraniani hanno bombardato Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. Un altro scacco a Xi al quale, negli ultimi dodici mesi, non gliene sta andando bene una…








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