
Ormai sulla crisi finanziaria che sta affondando il nostro Paese si recita a soggetto. La puntuale analisi di Ciro Lomonte sul fallimento prossimo venturo
Sta per esplodere la questione finanziaria in Sicilia e in Italia? Ovviamente non se ne parla, visto che la ‘Grande informazi.one’ italia è impegnata a celebrare le Olimpiadi invernali del Nord Italia e, tra poco di di una settimana, il Festival di Sanremo. Poi toccherà di nuovo al tennis e al calcio. Tutto tranne che affrontare le questioni serie: a cominciare dai soldi che non ci sono. Scrive Ciro Lomonte (foto sopra tratta da Blog Sicilia), esponente di Siciliani Liberi: “I fatti in Sicilia come in Italia confermano ogni settimana la correttezza delle analisi di Siciliani Liberi. Da mesi sosteniamo come la crisi finanziaria senza ritorno delle finanze pubbliche dovuta al fallimento delle scelte di politica estera, industriale ed energetica dell’UE avrebbe comportato prima l’insolvenza di enti locali ed aziende pubbliche ed infine quella del Tesoro. A confermarlo stavolta è l’imprenditore che ha acquistato la storica azienda delle costruzioni delle cooperative rosse (Cmc ndr)”. Fra i lavori in appalto gestiti da questo gruppo c’è il rifacimento di un tratto della ferrovia Circumetnea con il suo interramento a Catania. Lo Monte cita una dichiarazione dei vertici di Alpha General Contractor, la società che, nel Giugno 2025, ha rilevato la Cmc. “Ci siamo ritrovati 170 milioni di euro di lavori fatti e non pagati”, hanno detto a un quotidiano siciliano i rappresentanti di questo gruppo. Illustrando, nel dettaglio, la situazione che hanno trovato a Catania: “Noi abbiamo rilevato la coop Cmc il 16 Ottobre. Pochi giorni dopo abbiamo presentato alla Ferrovia Circumetnea la richiesta di subentro, il via libera è arrivato dopo 90 giorni, quando la normativa prevede massimo 60 giorni. In questo periodo non solo abbiamo pagato i dipendenti, ma abbiamo fatto anche una valutazione della produzione. Il risultato? In 12 mesi non c’è stato un pagamento. Ad oggi ci sono fatture nell’ultimo anno per 1,8 milioni non pagate. Più 170 milioni di riserve, cioè di lavori fatti ma non liquidati, che sono lì che giacciono. Io non voglio polemizzare, faccio un servizio al committente, ma non posso farlo a spese mie” (https://www.lasicilia.it/…/grandi-appalti-parla-il-ceo…)
Dove sono i 170 milioni di euro della Circumetnea di Catania?
“La Ferrovia Circumetnea – scrive sempre Lomonte – è solo il nome di una tratta ferroviaria. Dal 1947, è un’amministrazione periferica del Ministero dei Trasporti. In altre parole, è un’amministrazione diretta dello Stato. Se il Ministero non ha pagato all’azienda appaltante in un intero anno una sola fattura ed ha accumulato un debito solo a Catania di 170 milioni di euro, questo significa solo una cosa: che non ha in cassa i soldi per pagare. E non ce li ha, lo Stato, questi soldi, perché si tratta di capitoli di spesa che dovevano essere coperti con fondi comunitari e tipicamente con i soldi del Fondo di sviluppo e coesione (Fsc). Infatti nel Luglio del 2024, il presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, annunciava un finanziamento di 93 milioni allo Stato per completare il rifacimento di quel tratto della Circumetnea”. (https://www.regione.sicilia.it/…/metro-catania-schifani…). Il Ministro Nello Musumeci sa qualosa di questa storia, dal momento che dovrebbe conoscere Catania?
Lo sapevate che la tassa ‘intelligente’ d 2 euro su ogni pacco di valore fino a 150 euro disposta da Governo e Parlamento italiani ha fatto crollare gli arrivi di pacchi a Fiumicino, a Malpensa, a Venezia e a Napoli?
Chiosa Lomonte: “Come ha potuto verificare l’imprenditore che ha comperato la Cmc, nessun pagamento è stato fatto per oltre un anno all’azienda appaltatrice. Il cui credito ammonta a oltre 170 milioni di euro. Ancora una volta, non si tratta né di burocrazia, né di incapacità. Semplicemente, la Regione non può trasferire soldi che non ha. Mentre le banche non fanno più alcuna anticipazione sulle fatture nemmeno ad un’amministrazione diretta dello Stato come la Ferrovia Circumetnea. Semplicemente, senza più i fondi comunitari del bilancio 2021-27 tutti bruciati in cassa integrazione straordinaria in tutti i Paesi della UE, tutte le Regioni italiane e pressoché tutti i Comuni sono in condizioni finanziarie di insolvenza. Di qui il biglietto di accesso alla Fontana di Trevi, evidentemente fatta propria dal Comune di Roma. Servono soldi. E servono subito: di qui anche il balzello di 2 euro su ogni pacco di valore fino a 150 euro proveniente da Paesi extra-UE, cioè essenzialmente dalla Cina, in vigore dal 1° Gennaio varato dal Governo italiano di Giorgia Meloni. Risultato: tutte le grandi aziende del commercio elettronico hanno spostato gli arrivi degli aerei cargo fuori dall’Italia, con il crollo degli arrivi a Malpensa (https://www.wired.it/…/tassa-italiana-pacchi-da-2-euro…/), Fiumicino, Venezia e Napoli”. A nostro modesto avviso, i fondi, oltre che essere stati utilizzati per la cassa integrazione, sono finiti in Ucraina per foraggiare la guerra e anche per mantenere le migliaia e migliaia di profughi ucraini che si sono trasferiti in tanti Paesi Ue, compresa l’Italia: argomento, questo, di cui nell’Unione europea è proibito parlare per non far sapere ai cittadini la verità su questa storia.
I soldi sono finiti anche per l’Emilia Romagna allagata e per la Sicilia massacrata dal maltempo
Ancora Lomonte: “Questa è la situazione concreta. Dopo due anni dall’alluvione che investì la Romagna, famiglie e aziende attendono ancora in rimborsi, mentre Stato e Regione varano continuamente nuove ‘piattaforme’ (https://www.rainews.it/…/alluvione-i-dettagli-della…) e nuove ‘procedure per i rimborsi’. Semplicemente, lo Stato in profonda crisi finanziaria ha scelto di non rimborsare nulla se non di far condurre qualche lavoro di bonifica e manutenzione del territorio, giocando sul fatto che famiglie e aziende romagnole possedevano grandi depositi bancari con cui si sarebbero pagati i lavori di ricostruzione. Lo stesso ha fatto e sta facendo con famiglie e aziende colpite dal ciclone del 19-21 Gennaio in Sicilia, Calabria e Sardegna: 100 milioni di euro per i lavori urgenti di ripristino di vie e linee ferroviarie interrotte. Quanto a famiglie e aziende, sono già state predisposte le ‘piattaforme’ da parte della Regione Siciliana. Siciliani Liberi si augura naturalmente che tutti possano beneficiare del rimborso dei danni subiti in poche settimane”.
Sinfonia sui misteri dell’acqua agrigentina che ora c’è e ora non c’è
“Siamo quasi alla fine di Febbraio – prosegue l’esponente di Siciliani Liberi – La Regione Siciliana avrebbe dovuto, stante la legge regionale approvata con il pieno coinvolgimento dell’ex PCI (si tratta della legge di stabilità 2026 approvata dall’Assemblea regionale siciliana nel Dicembre dello scorso anno ndr), trasferire ad Aica oltre 20 milioni per consentirle di saldare il debito con Siciliacque per l’acqua mai pagata. Nulla è stato trasferito dalla Tesoreria regionale. Così il 6 febbraio Siciliacque ha negato ad AICA qualsiasi aumento delle forniture. ‘Secondo Siciliacque – scrive il cronista di una testata locale online – AICA non avrebbe saldato le forniture correnti e, solo nell’ultimo mese, non avrebbe versato alcun importo a fronte di una fattura da 1,2 milioni di euro. Il debito complessivo è ormai salito a circa 24,5 milioni di euro, cifra che, si legge nella nota firmata dall’amministratore delegato di AICA ‘non consente di assumere nuovi rischi economici’ (https://www.agrigentonotizie.it/…/aica-chiede-acqua…)”. In effetti a Canicattì, provincia di Agrigento, infuriano le polemiche perché AICA non fornisce l’acqua a questo Comune. Per la cronaca, AICA (Azienda Idrica Comuni Agrigentini) è una società costituita da 37 Comuni della provincia di Agrigento che gestisce il servizio idrico integrato, le fognatura e la depurazione delle acque. Aica acquista l’acqua da Sicilacque, società che è stata rilevata da Italgas.
Canicattì senz’acqua. Perché? Lo ha deciso Giove…
Secondo Lomonte, la Regione non ha trasferito ad AICA i 20 milioni di euro stanziati con la legge di stabilità regionale approvata dal Parlamento dell’Isola lo scorso Dicembre. E’ così? Se la Regione avesse trasferito questi benedetti 20 milioni di euro ad AICA, perché la stessa AICA non paga il debito con Sicilaque? Insomma: ‘sti soldi ci sono o non ci sono? Da quello che si capisce, Sicilacque non vuole più fornire l’acqua ad AICA. E, di conseguenza, AICA non fornisce acqua al Comune di Canicattì. Per la cronaca, i Comuni della provincia di Agrigento sono 43: di questi 6 Comuni non hanno problemi di acqua e, infatti, non fanno parte di AICA. Resta da capire da dove prendono l’acqua gli altri 36 Comuni dell’Agrigentino che fanno capo ad AICA. A meno che sotto non ci siano altre storie. Molto divertente seguire i servizi della televisione che raccontano la ‘grande sete’ di Canicattì: intervistano il Sindaco di Canicattì, Vincenzo Corbo, oggetto delle proteste dei cittadini, come se fosse lui il responsabile dei soldi che non ci sono perché finiti in cassa integrazione e in Ucraina. L’importante è non raccontare la verità sull’Italia senza soldi, come invece fa Lomonte da quasi tre anni a questa parte.
Avviso agli abitanti di Niscemi: controllare se i 250 milioni di euro annunciati dal Governo Meloni esistono…
Conclude sempre Lomonte: “Come previsto da Siciliani Liberi, in questa situazione i Sindaci (supponiamo siciliani ndr) avrebbero iniziato a dimettersi. Si è già dimesso quello di Messina. Molti altri lo seguiranno a breve: governare senza soldi è impossibile. Come anticipato da Siciliani Liberi, il 2026 sarà l’anno in cui la crisi da economica e finanziaria si farà politica: con la fine dell’euro, della Unione europea e della Seconda Repubblica”. Se le cose stanno come dice l’esponente di Siciliani Liberi gli amministratori dei Comuni siciliani colpiti nei giorni scorsi dal ciclone Harry e, in particolare, gli amministratori del Comune di Niscemi colpito da una rovinosa frana farebbero bene a controllare se i soldi promessi dal Governo nazionale arrivano. Proprio in queste ore il capo del Governo italiano, Giorgia Meloni, ha visitato per la seconda volta Niscemi e annunciato lo stanziamento di 150 milioni di euro per le emergenze. Che dovrebbero sommarsi ai 100 milioni di euro stanziati, sempre per Niscemi, nelle ore successive alla frana. ‘Sti soldi ci sono o sono solo promesse?







