
Può esistere la cucina italiana senza l’agricoltura italiana?
Infuria la polemica sulla partecipazione del capo del Governo italiano, Giorgia Meloni, alla trasmissione Domenica In per sostenere la candidatura della cucina italiana a patrimonio immateriale dell’Unesco. Per le opposizioni di centrosinistra sarebbe stato un regalo mediatico al centrodestra e alla sua leader. Non entriamo nel merito di una polemica che non ci appassiona (che, se volete, potete approfondire qui). Ci limitiamo a segnalare il rapporto ormai cambiato fra la tradizione gastronomica italiana, l’agricoltura del nostro Paese e il mondo della pesca, sempre del nostro Paese. (Sopra, foto tratta da Il Fatto Quotidiano)
Con quale grano duro viene prodotta la pasta italiana?

Cominciamo col dire che la cucina italiana è nata ed è cresciuta con l’agricoltura italiana, nelle aree costiere con le attività di pesca e nelle aree dei laghi e dei fiumi con il pesce di acqua dolce. Ogni Regione italiana ha la propria cucina che è legata al proprio territorio, in terra, in mare, nei laghi e nei fiumi. E’ ancora così? In alcuni casi sì, in altri casi no. Qualche esempio. Con quale grano duro viene prodotta la pasta italiana? Secondo la televisione, solo con “grano duro italiano”. Ma sappiamo tutti che è una bugia, perché l’Italia importa grano duro dal Canada, dalla Russia, dagli USA, dalla Turchia, dall’Ucraina e via continuando. Le etichette dei pacchi di pasta non riportano il Paese d’origine del grano duro utilizzato, proprio non non dare troppe informazioni ai consumatori. “Comprereste una pasta che in etichetta riporta questa dicitura?”, si legge in un post della pagina Facebook Foodiverso, con riferimento alla foto sopra (tratta, per l’appunto, dalla pagina Facebook Foodiverso). La politica italiana sta facendo scempio del grano duro del Mezzogiorno italiano (qui un video). Il pane con quale grano tenero (nel Nord Italia) e grano duro (nel Sud Italia e in Sicilia dove il pane si prepara con entrambi i grani) viene preparato? E’ tutto italiano? Bugia. Il grano tenero per preparare i dolci è tutto italiano? Bugia, se è vero che l’Italia importa grano tenero canadese varietà Manitoba a tempesta. Ogni anno in Sicilia, a San Vito Lo Capo, si celebra il Cous Cous Fest: qualcuno si è mai chiesto da quale grano arriva la semola (o il semolone, come viene anche definito) per preparare il cou cous?
La cucina italiana e il Mercosur. Pesce italiano? Sì, per il 20%…
Vogliamo parlare del pomodoro? In Italia se ne coltiva tanto. Ma ne importiamo tanto dalla Cina, soprattutto trasformato. E tra un po’ saremo sommersi dal pomodoro trasformato degli Stati Uniti d’America, fino ad oggi bloccato dai dazi doganali italiani (qui un articolo). Commissione europea e Governo italiano hanno approvato il Mercosur, il trattato commerciale internazionale con quattro Paesi del Sudamerica (qui un articolo). Questo trattato, per diventare operativo, deve ancora essere approvato dai Parlamenti dei 27 Paesi Ue. Ma siccome i Parlamenti di quattro, cinque e forse più Paesi dell’Unione europea non approveranno mai il Mercosur, c’è il dubbio che gli ‘europeisti’ si mettano sotto i piedi la volontà dei Parlamenti dei 27 Paesi europei e lo applichino, così come hanno fatto con il CETA, altro disastroso accordo commerciale tra Ue e Canada. Cucina italiana con l’ortofrutta sudamericana? E del pesce che oggi arriva sulle tavole italiane che, per l’80%, arriva da mezzo mondo ne vogliamo parlare? Non è che tra un po’ l’unico pesce italiano sarà quello degli allevamenti, dei laghi e dei fiumi?
L’esempio della Dieta Mediterranea
In conclusione, quando si parla di cucina italiana da inserire, nel “patrimonio immateriale dell’Unesco” e bla bla bla sarebbe importante specificare che cosa si intende, oggi, per “cucina italiana”. Si intende l’arte dei tanto celebrati chef che cucinano prodotti del territorio italiano? O si intende solo la tecnica, cucinando anche tutto quello che arriva dall’universo mondo? Dovrebbe essere questo l’argomento sul quale discutere, oltre che la polemica politica sulla presenza dei politici in questo o quel programma televisivo. Gli agricoltori, infine. In tanti s’illudono che questa storia dell’Unesco che si intrufola anche nella cucina italiana sarà per loro un vantaggio. E’ un’illusione per tutti, soprattutto per gli agricoltori del Sud Italia e della Sicilia, i più penalizzati dall’Unione europea, dal Governo italiano e dall’insipienza della politica locale. Finirà come la tanto celebrata Dieta Mediterranea, a base di prodotti agricoli che, in parte, nulla hanno a che spartire con il Mediterraneo e, soprattutto, con l’Italia?







