La guerra tra russi e ucraini nel Mar Nero. Porti chiusi. Mosca si salva vendendo petrolio alla Cina. Ucraina in affanno. Che succederà? Parla Sandro Puglisi, analista dei mercati internazionali

di Giulio Ambrosetti

Uno scenario in movimento

Il Mar Nero è in fiamme. I russi hanno attaccato i porti ucraini. E gli ucraini e i loro alleati (leggere la NATO) hanno attaccato i porti russi. Risultato: la navigazione nel Mar Nero si è quasi interrotta. Il mercato globale in generale e Russia e Ucraina in particolare. In realtà, i russi, terzo produttore al mondo di grano dopo Cina e India, accusano il colpo, nel senso che hanno grandi difficoltà a far arrivare il proprio grano in Europa e in Africa. E infatti il prezzo del grano negli ultimi giorni sta crescendo. Non è da escludere che il prezzo del grano cresca anche in Italia (ne abbiamo scritto qui). Mosca, invece, non accusa problemi per l’export di petrolio dal momento che la Cina ha moltiplicato gli acquisti di petrolio russo (per la cronaca, la Russia è il secondo produttore al mondo di petrolio dopo gli Stati Uniti d’America).

Rischi cescenti per la navigazione

Chi invece sta accusando problemi pesanti è l’Ucraina. “L’Ucraina – leggiamo in un post di un canale Telegram – potrebbe perdere fino a 900 milioni di dollari al mese a causa dell’interruzione delle esportazioni marittime. Secondo le ultime stime del Ministero dell’Economia ucraino, le perdite dovute alle interruzioni delle esportazioni marittime potrebbero ammontare a circa 30 milioni di dollari al giorno. Stime più elevate, riportate dai media ucraini e russi, arrivano fino a 2-3 miliardi di dollari al mese, ma al momento non sono state confermate. Il fatto rimane: le esportazioni marittime dell’Ucraina sono di fatto paralizzate. I colpi delle forze armate russe ai porti di Odessa, Čornomorske, Mykolaiv e Južnyj – prosegue il post – hanno definitivamente compromesso la logistica marittima di Kiev. Il Ministro dell’Agricoltura ucraino, Taras Vysozkyj, ha dichiarato che, fino a poco tempo fa, entravano nei porti 4-5 navi al giorno, ma successivamente il traffico si è completamente fermato. Le compagnie di navigazione hanno informato Kiev della sospensione delle attività a causa dell’aumento dei rischi”.

Tra grano e olio di girasole

Stando a quello che si legge sulla rete, le esportazioni sono uno dei punti forti dell’economia ucraina. Il prodotto principale dell’export ucraino, nonostante la guerra, è l’olio di girasole. L’Ucraina è il primo produttore al mondo di olio di girasole che esporta in tanti Paesi del mondo, in testa Unione europea e India. Oggi i prodotti ucraini da esportare non possono più passare dal Mar Nero. “Nel Gennaio-Febbraio di quest’anno, le esportazioni di prodotti agricoli ucraini – leggiamo sempre su Telegram – ha portato al Paese circa 4 miliardi di dollari. Circa la metà delle forniture è diretta ai Paesi dell’UE, mentre circa il 20% è destinato al Medio Oriente e al Nord Africa. Attraverso il Mar Nero passavano i principali volumi di grano, mais e oli vegetali”. Il Governo ucraino ha chiesto una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. La carenza di offerta di grano e olio di girasole ucraini – questo il ragionamento dei governanti ucraini – potrebbe portare a un aumento dei prezzi di questi due prodotti. Non sappiamo se sarà così: ma se sarà così gli agricoltori europei che producono grano e girasoli ne trarranno giovamento.

Il parere di Sandro Puglisi, analista dei mercati internazionali

Fin qui la rete. Noi, per informare meglio i nostri lettori, abbiamo chiesto ‘lumi’ a Sandro Puglisi. Come abbiamo già raccontato più volte, Puglisi è un analista dei mercati delle materie prime a livello internazionale. E’ specializzato in grano e agribusiness e, da anni, offre analisi approfondite su prezzi e tendenze globali. Attraverso studi pubblicati su prestigiose riviste economiche e di settore, esplora l’impatto di fattori macroeconomici, geopolitici e climatici, guidando investitori e operatori con strategie data-driven. Puglisi si occupa anche di gestione del rischio, logistica e innovazione fintech per la trasparenza nel commercio. E’ una voce autorevole che consente a diversi operatori di navigare con consapevolezza il mondo delle materie prime agricole. 

Allora, dottore Puglisi, lo scenario che si va delineando nel Mar Nero è piuttosto complicato.

“La situazione nel Mar Nero richiede attenzione, ma ancora più prudenza nelle conclusioni. Le recenti operazioni militari stanno creando difficoltà logistiche concrete a entrambe le parti. Il Mar d’Azov ha registrato interruzioni significative, i porti ucraini operano con capacità ridotta di circa un terzo a causa degli attacchi e Novorossiysk – che gestisce una quota rilevante dell’export cerealicolo russo – ha introdotto limitazioni operative e restrizioni al traffico notturno. È naturale che il mercato abbia reagito rapidamente: i future sul grano hanno incorporato un premio per il rischio geopolitico, riportando le quotazioni ai massimi degli ultimi due anni. La seduta di fine settimana, tuttavia, ha ricordato quanto sia delicato distinguere tra reazione emotiva e valutazione dei fondamentali. Dopo i forti rialzi dei giorni precedenti sono prevalsi realizzi di profitto e vendite tecniche, mentre gli operatori hanno iniziato a interrogarsi non tanto sull’esistenza del rischio, quanto sulla sua durata effettiva”.

E i russi come reagiscono?

“In questo contesto assume particolare peso la decisione del Governo russo di sovvenzionare il trasporto ferroviario del grano verso porti alternativi del Mar Nero e del Mar Baltico. Il segnale è ambivalente: conferma l’esistenza di criticità logistiche reali, ma dimostra anche la capacità di Mosca di adattare rapidamente la propria rete di esportazioni, pur a costi più elevati. A mio avviso, è questo il nodo centrale. Per capire davvero cosa sta accadendo occorre distinguere tre mercati che si muovono con tempi e logiche differenti. Il mercato dei futures, rapido e amplificatore di volatilità, che reagisce nel giro di minuti o ore. Il mercato logistico, dove si misura la resilienza concreta della filiera: porti, ferrovie, assicurazioni e flotte. Il mercato fisico (cash), quello decisivo, che determinerà l’impatto economico duraturo su disponibilità, tempi di consegna e costi finali per i Paesi importatori”.

Manca il grano?

“Il grano non manca. La produzione mondiale 2026/27 resta su livelli molto elevati e Russia e Ucraina continuano a rappresentare una componente essenziale dell’offerta globale. Ciò che il mercato sta realmente testando non è tanto la produzione, quanto la capacità del sistema di renderla disponibile nei tempi e nei luoghi richiesti. Se le esportazioni continueranno a fluire, anche su percorsi alternativi più lunghi e costosi, il premio di rischio tenderà a ridursi. Se invece le difficoltà logistiche si protrarranno – accumulando ritardi, saturando terminal alternativi e facendo lievitare i costi di trasporto – la tensione si trasferirà dal mercato finanziario a quello fisico, con effetti più persistenti sulle quotazioni. Per questo la domanda corretta oggi non è se il prezzo del grano salirà o scenderà nei prossimi giorni. La vera domanda è un’altra: quanto è resiliente il sistema logistico del Mar Nero? Da questa risposta dipenderà la direzione del mercato nelle prossime settimane. Perché nei mercati agricoli la produzione crea l’offerta potenziale. La logistica decide se quell’offerta arriva davvero a destinazione. Ed è proprio sulla disponibilità effettiva – più ancora che sulla produzione – che oggi si costruisce il prezzo”.

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