di Frate Domenico Spatola
26 Gennaio 2024, Venerdì della Terza settimana del tempo ordinario: Marco 4,26-34

La parabola era paradigma di comunicazione, per Gesù, pari alla “maieutica” di Socrate, che consentiva all’interlocutore di trarre da sé le conclusioni, come guardandosi allo specchio. Preferita da Gesù la parabola del seme, e in corrispondenza l’impegno del seminatore. Questi sulla maturazione, garantisce fiducia, dormendo o vegliando. Il seme autonomamente germoglia e cresce. Il seminatore può non conoscere le dinamiche biologiche. Il raccolto finale gli è assicurato. Così è della Parola che, per l’apostolo Paolo, “è il Signore che la fa crescere”. Ancora altra missione ha il seme. Quella del “chicco di senape”. Tra le più piccole piante dell’orto, la senape cresce e si fa la più grande, da potere offrire rami perché gli uccelli nidifichino. Argomentazione in parabole comprensibile e lineare, accessibile alle masse. Gesù tuttavia non faceva mancare un supplemento di spiegazione ai soli discepoli.







