
L’inflazione, in questo caso, non c’è proprio! Semmai c’è la depressione dei prezzi per eccesso di offerta (che arriva da dove?)
Ieri sera, per caso, cercando nei canali televisivi la serie di Hercule Poirot, mi sono imbattuto in un programma, suppongo di politica, in cui si parlava di inflazione in Italia. Mi ha colpito una tabella nella quale venivano indicati gli aumenti dei prezzi dei prodotti. Ho scoperto così che, secondo questo programma televisivo, il prezzo dell’olio d’oliva, suppongo extra vergine, sarebbe auamentato di quasi il 50%. Impossibile non sorridere davanti a questa informazione bizzarra. Infatti, qualche giorno fa, su questo BLOG – che è il mio BLOB – ho pubblicato un articolo in cui racconto che il prezzo dell’olio d’oliva extra vergine, in alcuni centri commerciali, è precipitato sotto i 4 euro! In questo articolo Franco Calderone, agricoltore e titolare di un frantoio a Marineo, provincia di Palermo, ipotizza una speculazione al ribasso sul prezzo dell’olio d’oliva extra vergine, sul modello di quanto avviene soprattutto in Sicilia con il grano duro (qui l’articolo in questione).
Una notizia che va al di là dell’immaginazione
L’informazione televisiva non mi ha mai convinto. Ma ieri sera questa notizia è andata al di là della mia immaginazione. Come racconto spesso, a ‘bocca di frantoio’ (ovvero andando ad acquistare l’olio extra vergine di oliva presso i frantoi: cosa che tutti i cittadini della Sicilia e del Sud Italia dovrebbero fare), un litro di olio d’oliva extra vergine italiano non può costare meno di 9-10 euro. Non è una cifra inventata: è una questione legata ai costi di produzione. Punto. Quindi, ne deduco, se come raccontava ieri sera la televisione il prezzo dell’olio d’oliva, suppongo extra vergine, è aumentato di quasi il 50%, ebbene, una bottiglia di olio extra vergine di oliva italiano dovrebbe costare tra 18 e 20 euro. Ma allora com’è possibile che in alcuni centri commerciali una bottiglia di olio extra vergine di oliva si vende a un prezzo inferiore a 4 euro? C’è o no qualcosa che non funziona?
Quando l’informazione semplifica gli scenari fa solo confusione
In realtà, quando l’informazione semplifica gli scenari si crea solo confusione. Il mondo dell’olio d’oliva extra vergine è complesso. Preciso “extra vergine”, perché l’olio d’oliva non accompagnato dalla parola extra vergine, ovvero solo olio d’oliva, sotto il profilo tecnico ed economico è un’altra cosa: un prodotto che costa meno perché di qualità inferiore. Proprio in Sicilia, come racconta Mario Pagliaro, chimico del Cnr e grande appassionato di agricoltura, ci sono produttori di olio d’oliva extra vergine di alta qualità che operano su mercati particolari, vendendo il proprio prodotto a prezzi remunerativi. Ma non crediamo che la tabella che campeggiava ieri sera in televisione faceva riferimento a questa nicchia di mercato.
Il ribaltamento della logica economica
La realtà dell’olio d’oliva extra vergine (o almeno si spera che sia tale…) ci dice un’altra cosa. Ci dice, con riferimento all’attuale annata, che in Italia è arrivato tanto prodotto estero: per lo più da Spagna e Tunisia. Sulla qualità di questo prodotto estero non ci pronunciamo. C’è chi ha detto – e alcuni media hanno rilanciato la notizia – che i frantoi italiani sono pieni di olio d’oliva, suppongo extra vergine, non venduto. Ancora un richiamo alla logica economica: se c’è tanto olio d’oliva, suppongo extra vergine, invenduto, beh, significa che c’è un eccesso di offerta rispetto alla domanda: in questo caso, fino a prova contraria, i prezzi dovrebbero scendere, non salire! Insomma, la televisione è veramente unica…




