L’Agrivoltaico? “Più luci che ombre”, scrive Foodiverso. Non serve all’agricoltura e distrugge il paesaggio. E potrebbe diventare il cavallo di Troia dei Data Center a caccia di energia costi quel che costi

di Giulio Ambrosetti

Per il grano e il mais questa ‘innovativa mistura’ di energia e mondo agricolo è un fallimento

Con il titolo “Agrivoltaico: più ombre che luci“, va un post della pagina Facebook Foodiverso che riprendiamo: “Chiunque asserisca che l’agrivoltaico è un’attività che può coniugare alla pari agricoltura e produzione di energia rinnovabile, non ha fatto i conti con quanto dice la scienza. Le incognite sono molte e sembra ormai assodato che la coltivazione di grano e mais (anche) con questo sistema è antieconomica. Il fotovoltaico sui campi ha due conti in sospeso, e nessuno dei due lo si legge nei comunicati stampa: uno agronomico, uno paesaggistico”.

Il conto agronomico

“Una recente review critica (Vaverková et al., 2026, Renewable and Sustainable Energy Reviews) – leggiamo sempre nel post – è netta: più luce si lascia passare alle colture, meno energia si produce. È fisica, non un dettaglio progettuale. E a pagare il conto più salato sono proprio le colture che occupano la maggior parte della superficie agricola mondiale, il #mais perde fino al 55% di resa anche con ombreggiamenti moderati, i #cereali C3 (#grano e orzo) reggono solo fino al 15% di ombra. L’#agrivoltaico oggi funziona su ortaggi a foglia e piccoli frutti: nicchie di valore, non sulla cerealicoltura che nutre davvero le persone”.

Il conto paesaggistico.

“Una review sistematica dedicata (Bigiotti et al., 2025, Energies), su oltre 1.200 studi internazionali – prosegue ancora il post della pagina Facebook Foodiverso mostra che la ricerca si concentra quasi ossessivamente su produzione ed efficienza energetica, mentre paesaggio e tutela restano marginali, proprio dove il paesaggio rurale è, per legge, un valore costituzionale. Gli stessi autori parlano di un ‘gap epistemologico e applicativo’: mancano standard condivisi, mancano dati di campo veri. Dove l’integrazione paesaggistica è stata curata sul serio (vedi l’Andalusia), l’accettazione sociale sale, segno che il problema non è il fotovoltaico in sé, ma il modo in cui viene calato sul territorio”.

Se lo conosci lo eviti

Morale: “Un sistema che esclude i seminativi da pieno campo, senza protocolli tecnici maturi né una vera tutela del paesaggio, non è innovazione: è un esperimento condotto su un patrimonio che non appartiene a chi lo installa”. Fonti: Vaverková, M.D. et al. (2026), RSER, 226, 116482. Bigiotti, S. et al. (2025), Energies, 18, 2095.

Il disperato bisogno di produrre energia costi quel che costi

Che dire? Che siamo in totale accordo con gli autori del post. L’agrivoltaico non ci convince affatto: è una sorta di cavallo di Troia, l’ennesimo inganno che si sta consumando sulla pelle degli agricoltori e sul paesaggio. Ci rendiamo conto che il sistema globalista – che ha portorito quest’ennesima teratologia tecnologica – se ne sta fregando del paesaggio. Lo abbiamo visto e lo stiamo vivendo con la proliferazione incontrollata in terra e in mare di pale eoliche e con la proliferazione dei pannelli fotovoltaici al posto dei terreni a seminativo. Vergogne senza fine. Di recente la Corte Costituzionale è intervenuta per bloccare la proliferazione dei pannelli fotovolltaici in agricoltura (qui un articolo). Cosa sicuramente molto positiva. Ma rimane il problema dell’agrivoltiaco che, ribadiamo, potrevve diventare il cavallo di Troia di chi ha disperato bisogno di produrre energia, costi quel che costi.

Iddio ci protegga dalla proliferazione dei Data Center che operano nella cosiddetta Intelligenza Artificiale (AI

Chi sono i signori che hanno bisogno di produrre tanta, tantissima energia? Risposta semplice: i protagonisti dei Data Center che operano nella cosiddetta Intelligenza Artificiale (AI). Questi mostri tecnologici consumano un’enorme quantità di energia. Con risvolti negativi per la popolazione. Ecco un caso emblematico raccontato da DDAY: “In Virginia, dove oggi ci sono oltre 500 data center e che al momento, in assenza di dati sulla Cina, è lo Stato con la più alta concentrazione al mondo di centri di calcolo, i prezzi dell’elettricità sono aumentati fino al 267% negli ultimi cinque anni nelle zone ad alta densità di impianti. Quei costi finiscono nelle bollette delle famiglie e il debito complessivo delle famiglie americane per bollette elettriche non pagate ha raggiunto i 25 miliardi di dollari a giugno 2025, con 3,5 milioni di famiglie scollegate dalla rete perché morosi nel 2024″ (qui per esteso l’articolo di DDAY).

L’agricoltura serve agli agricoltori e alla popolazione e non deve diventare lo strumento per produrre energia per altri settori

Da dove la debbono prendere l’energia in Italia e, in generale, nell’Unione europea del folle Green Deal? Dalle pale eoliche e dai pannelli fotovoltaici. La Consulta ha dato una ‘botta’ con il sostanziale stop alla sostituzione dell’agricoltura con i pannelli fotovoltaici. Ma ci sono sempre le pale eoliche e l’agrivoltaico. Questo è il motivo per il quale serve una rivolta degli agricoltori e, in generale della popolazione. In Sardegna, ad esempio, è in corso una rivolta contro il massacro del territorio (qui un articolo). Oggi è necessario chiedere chiarezza anche sull’agrivoltaico, che deve servire all’agricoltura e non ad altri interessi. Facendo due conti abbiamo: l’Unione europea che, per vendere le auto tedesche, ha firmato trattati commerciali folli che penalizzano l’agricoltura, Mercosur in testa ma non solo; e adesso i Data Center che cercano terreni agricoli per produrre energia. Il futuro dell’agricoltura non ha nulla a che spartire con questi scenari da incubo.

Foto Wikipedia

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *