di Enzo Guarnera
La cattiva educazione esalta l’individualismo patologico che porta a non considerare gli altri, se non in funzione utilitaristica

L’uccisione di donne per mano “amica” è un fenomeno in allarmante crescita. Le cause sono numerose e complesse. Senza la pretesa di analizzarle tutte ne sottolineo alcune. Partiamo dalla famiglia e chiediamoci: come vengono educati i figli maschi? Ad essi, di norma, è concessa ogni cosa e ciò accresce il loro “ego”, spingendoli a ritenersi al centro del cosmo. La naturale propensione all’individualismo egoistico viene così esaltata, tanto da divenire quasi spietata, verrebbe da dire un “caso clinico”. È un patologico incentrare tutto su di sé senza considerare gli altri, senza avvertirne il bisogno se non in funzione meramente utilitaristica. Tale individualismo pone la propria persona in cima alle priorità svalutando il prossimo. Dall’individualismo egoistico al narcisismo vero e proprio il passo è breve: ci si innamora di se stessi.
Tra fragilità e insicurezza, l’individualismo di certi ragazzi non prevede che una ragazza possa rompere un rapporto sentimentale
Chiediamoci ancora: quanta responsabilità in questo fenomeno hanno le madri, o almeno certe madri?
Pronte a dare e concedere tutto, a giustificare tutto. Il figlio maschio, comunque, è sempre ” un bravo ragazzo”! All’interno di tale schema formativo si sviluppa un altro sintomo: la gelosia. Se tutto mi è concesso, se tutto è mio, anche la compagna che sta con me è MIA. Non è previsto che possa andarsene per sua scelta e farsi un’altra vita: essa mi appartiene, sono IO che decido. E allora la gelosia diventa delirio, diventa scelta di morte! Forse stiamo educando una generazione di persone fragili e insicure, incapaci di gestire con maturità ed equilibrio le vicende e gli inevitabili insuccessi della vita. È necessario intervenire subito, perché un popolo di persone così è un rischio anche per la democrazia. Il totalitarismo è dietro l’angolo.
Foto tratta da Comune di Pordenone







