di Angelo Giorgianni

Il Comitato Autotrasportatori Regione Sicilia chiede di sospendere tutto e promuove inizitive per l’accesso agli atti
Quando un amministratore pubblico sente il bisogno di ripetere che “è tutto trasparente”, la questione non è stabilire se dica il vero o il falso. La vera domanda è un’altra: se tutto è davvero così limpido, perché aumenta il numero di coloro che chiedono maggiore chiarezza? Perché il dibattito non nasce da uno scontro politico tra maggioranza e opposizione, ma dagli stessi operatori del settore che ogni giorno garantiscono i collegamenti marittimi con le isole minori? A chiedere la sospensione della procedura non è stato un partito politico, ma il Comitato Autotrasportatori Regione Sicilia, che ha formalmente contestato l’impostazione della futura gara da circa 1,425 miliardi di euro, promuovendo anche iniziative di accesso agli atti. Le contestazioni riguardano la struttura dell’appalto, il livello di concorrenza, il ricorso a consulenze esterne e alcune scelte organizzative compiute dalla Regione. Si tratta di questioni precise, che meritano risposte altrettanto puntuali.
Le informazioni fornite dal Governo regionale su tale delicata materia sono frammentarie e contraddittorie. Così non va, perché di mezzo c’è quasi un miliardo e mezzo di euro
La replica dell’assessore regionale alle Infrastrutture, Alessandro Aricò, si fonda essenzialmente su un’affermazione: “La gara ancora non esiste.” Formalmente è vero, perché il bando non è stato ancora pubblicato. Ma amministrativamente è una risposta che convince poco. Le grandi gare pubbliche non nascono il giorno della pubblicazione del bando. Prendono forma molto prima, quando si definiscono il modello dell’affidamento, la suddivisione in lotti, i requisiti di partecipazione, i criteri di aggiudicazione e l’intera architettura tecnico-giuridica della procedura. È proprio in quella fase che si assumono le decisioni più importanti ed è proprio in quella fase che dovrebbe essere assicurata la massima trasparenza. Vi è poi una circostanza che rende ancora meno lineare la ricostruzione dell’assessore. Solo poche settimane fa la stessa amministrazione regionale aveva presentato un progetto fondato su una gara unica regionale del valore complessivo di circa 1,425 miliardi di euro e della durata di nove anni. Oggi, invece, si afferma che nessuna decisione definitiva sarebbe stata ancora assunta e che si starebbe valutando anche una diversa articolazione in più lotti. Se la riflessione è realmente ancora aperta, è certamente un elemento positivo. Ma allora sarebbe doveroso spiegare quali valutazioni abbiano indotto la Regione a riconsiderare un’impostazione già illustrata pubblicamente e quali criteri guideranno la decisione finale.
Chi l’ha detto che una mega-gara sia la soluzione migliore?
Ancora più significativa è la dichiarazione con la quale l’assessore afferma che la Regione starebbe valutando di affidare la gestione della procedura a un soggetto terzo, come già avvenuto per i termovalorizzatori, per garantire la massima imparzialità. È un’affermazione che merita attenzione. Se si ritiene necessario ricorrere a un soggetto esterno per rafforzare la credibilità della procedura, significa riconoscere che il tema della fiducia degli operatori e dell’opinione pubblica esiste realmente e non può essere liquidato come una semplice polemica. Poco convincente appare anche il richiamo alle precedenti gare andate deserte. È certamente vero che alcune procedure del passato non hanno prodotto i risultati sperati. Ma da questo non discende automaticamente che una gara molto più grande rappresenti la soluzione migliore.
La suddivisione in lotti indicata dalla normativa europea e dal Codice dei contratti
Le cause di una gara deserta possono essere molteplici: corrispettivi insufficienti, equilibrio economico del contratto, durata dell’affidamento, distribuzione dei rischi, clausole contrattuali o requisiti di partecipazione. Attribuire tutto esclusivamente alla dimensione dell’appalto significa proporre una spiegazione semplicistica di una realtà molto più complessa. Del resto, la normativa europea e il Codice dei contratti pubblici individuano proprio nella suddivisione in lotti uno degli strumenti principali per favorire la concorrenza e ampliare la partecipazione degli operatori economici. Se alcune gare sono andate deserte, il compito della Regione dovrebbe essere quello di spiegare perché ciò sia accaduto e dimostrare, con analisi tecniche e dati oggettivi, che la soluzione oggi prospettata sia realmente la più efficace.
La questione degli incarichi professionali
Anche sulla questione degli incarichi professionali la replica dell’assessore non affronta il nodo centrale. Nessuno sembra sostenere automaticamente l’esistenza di violazioni di legge. Il tema è quello dell’opportunità amministrativa e della necessità di evitare qualsiasi situazione che possa generare dubbi sull’assoluta imparzialità delle scelte. Quando sono in gioco oltre un miliardo e quattrocento milioni di euro di risorse pubbliche, non basta essere imparziali; occorre anche apparirlo. È il principio che la cultura giuridica sintetizza nella celebre affermazione secondo cui “la moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto”. Tuttavia, vi è un aspetto ancora più importante sul quale le dichiarazioni dell’assessore risultano sorprendentemente silenziose.
Questa gara migliorerà realmente la continuità territoriale?
Mentre il dibattito si concentra sulla struttura della gara, sulle consulenze e sulle modalità di affidamento, nessuno spiega ciò che davvero interessa ai siciliani: questa gara migliorerà realmente la continuità territoriale? È questa la domanda alla quale l’assessore avrebbe dovuto rispondere. I cittadini non chiedono soltanto una procedura formalmente regolare. Chiedono di sapere se, al termine della gara, potranno contare su collegamenti via mare più efficienti, su navi moderne, sicure e adeguate, su un numero maggiore di corse durante tutto l’anno, su tempi di percorrenza più competitivi, su standard di qualità rigorosi e, soprattutto, su tariffe finalmente più accessibili. Su tutto questo, invece, il silenzio è quasi assoluto. Non basta dire che la gara sarà trasparente. Occorre spiegare perché sarà utile ai cittadini.
Occorre dimostrare che il modello individuato migliorerà concretamente la vita delle comunità delle isole minori, dei pendolari, degli studenti, dei lavoratori, delle imprese e dei turisti.
I costi dei collegamenti rappresentano uno dei principali fattori che condizionano lo sviluppo economico della Sicilia
Vi è poi un ulteriore elemento che non può essere ignorato. Se la configurazione della gara dovesse tradursi, di fatto, in un mercato poco contendibile o addirittura in una posizione dominante, il rischio sarebbe quello di ridurre gli stimoli al miglioramento della qualità del servizio e al contenimento dei costi. Non si tratta di affermare che questo sarà inevitabilmente il risultato, ma di evidenziare che una minore pressione concorrenziale può incidere negativamente sull’efficienza del servizio e sugli interessi degli utenti. È proprio per questo che il principio della concorrenza occupa un ruolo centrale nella disciplina europea degli appalti. Ma la questione va ben oltre il trasporto marittimo. I costi dei collegamenti rappresentano uno dei principali fattori che condizionano lo sviluppo economico della Sicilia. Trasporti più costosi significano merci più care, maggiori difficoltà per le imprese, minore competitività dei prodotti siciliani, maggiori oneri per chi vive nelle isole minori e una perdita di attrattività turistica.
La continuità territoriale deve diventare uno strumento di crescita e non può restare l’ennesimo costo che cittadini e imprese sono costretti a sopportare
Ogni aumento del costo della continuità territoriale finisce per trasformarsi in un costo aggiuntivo per l’intera economia regionale. Il turismo, che rappresenta una delle principali risorse della Sicilia, non può svilupparsi pienamente se raggiungere le isole minori continua a essere eccessivamente oneroso. Allo stesso modo, le imprese locali vedono aumentare i costi logistici, con inevitabili ripercussioni sulla loro capacità competitiva. Ecco perché la vera questione non è stabilire se la gara sarà unica o suddivisa in lotti, né limitarsi a discutere della correttezza della procedura. La domanda decisiva è un’altra: questa gara renderà i collegamenti marittimi migliori, più efficienti, economicamente più accessibili e realmente al servizio dei cittadini siciliani? Su questo punto, almeno finora, l’assessore Aricò non ha fornito risposte. Ed è proprio questa assenza di una visione complessiva che alimenta le perplessità. Perché una gara da 1,425 miliardi di euro non dovrebbe essere giudicata soltanto per la regolarità della procedura, ma soprattutto per la sua capacità di garantire il diritto alla mobilità, sostenere lo sviluppo economico della Sicilia e rendere finalmente la continuità territoriale uno strumento di crescita e non l’ennesimo costo che cittadini e imprese sono costretti a sopportare.








