Mercosur: gli agricoltori europei hanno voce in capitolo o lo stanno subendo? Che succederà? Ne parliamo con l’analista di materie prime dei mercati internazionali Sandro Puglisi

di Giulio Ambrosetti

Proviamo a illustrare e a capire cosa sta succendo e, soprattutto, cosa potrebbe succedere

“Il dibattito sul Mercosur soffre di un equivoco: viene spesso raccontato come uno scontro politico, quando in realtà è soprattutto una questione di architettura istituzionale e di credibilità delle regole europee. Capire ‘come’ l’Unione Europea decide è indispensabile per valutare non solo l’accordo, ma la fiducia nel modello europeo di governance”. A parlare è Sandro Puglisi (foto sotto), analista dei mercati delle materie prime a livello internazionale. Specializzato in grano e agribusiness, da oltre sei anni Puglisi offre analisi approfondite su prezzi e tendenze globali. Attraverso studi pubblicati su prestigiose riviste economiche e di settore, esplora l’impatto di fattori macroeconomici, geopolitici e climatici, guidando investitori e operatori con strategie data-driven. Puglisi si occupa anche di gestione del rischio, logistica e innovazione fintech per la trasparenza nel commercio. E’ una voce autorevole che consente a diversi operatori di navigare con consapevolezza il mondo delle materie prime agricole. Con lui affrontiamo la questione Mercosur – l’accordo commerciale tra Unione europea da una parte e Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay dall’altra parte – oggi al centro del dibattito politico (sopra: foto tratta da Wikipedia).

L’UNANIMITA’ NELL’UNIONE EUROPEA NON E’ STATA ABOLITA MA…  

Dottore Puglisi, nel 2017 il CETA, l’accordo commerciale tra UE e Canada, è stato applicato nell’Unione Europea ‘provvisoriamente’, senza voto dei Parlamenti del 27 Paesi UE. Ora la Commissione potrebbe firmare e applicare Mercosur senza ratifica nazionale: l’unanimità è stata abolita?

“No: l’unanimità non è stata abolita. Con il CETA, dal 2017 è in vigore l’applicazione provvisoria delle parti di competenza esclusiva UE; le componenti ‘miste’ restano subordinate alla ratifica degli Stati membri. Per Mercosur la logica è simile ma più esplicita: il Consiglio ha autorizzato sia la firma dell’EU-Mercosur Partnership Agreement (EMPA), sia la firma dell’Interim Trade Agreement (ITA). L’ITA (parte commerciale) può entrare in vigore in modo provvisorio perché rientra nelle competenze UE; l’EMPA, che include anche dimensioni politiche e altre materie condivise, richiede la ratifica nazionale per l’entrata in vigore piena. L’unanimità non è stata abolita: è stata ‘anticipata’ proceduralmente nella fase provvisoria, ma resta determinante nella ratifica finale dei segmenti misti”.

I PAESI EUROPEI CHE HANNO VOTATO “NO” DOVRANNO APPLICARE LO STESSO IL MERCOSUR

I Paesi che hanno votato “No” – Francia, Polonia, Austria, Ungheria, Irlanda – e il Belgio astenuto: saranno tenuti ad applicare l’accordo?

“Sì, limitamente alla parte commerciale provvisoria. Il voto contrario (Francia, Polonia, Austria, Ungheria, Irlanda) e l’astensione del Belgio non impediscono l’applicazione provvisoria dell’iTA in tutta l’UE una volta firmato, perché riguarda materie di competenza UE. La piena entrata in vigore dell’accordo complessivo richiederà poi il percorso di ratifica previsto. Nel diritto UE, la dissidenza politica non sospende l’obbligo giuridico nella fase provvisoria; il vero ‘punto di ritorno è la ratifica finale”.

Cioè il voto dei Parlamenti dei 27 Paesi UE?

“Esattamente”.

Da tecnico dei mercati cosa pensa del Mercosurr? E’ un’opportunità o è un rischio? Gli agricoltori europei verranno danneggiati?

“Sul piano macroeconomico, il Mercosur può essere un’opportunità reale: riduce dazi e amplia accesso ai mercati, con benefici potenziali per industria e manifattura europea (e italiana). Ma il cuore del conflitto politico è agricolo. Le concessioni sulle filiere sensibili sono ‘gestite’ tramite quote: ad esempio 99.000 tonnellate/anno di carne bovina con dazio ridotto (non zero), un ordine di grandezza che la Commissione quantifica attorno a ~1,5% della produzione UE (quindi numericamente limitato), ma psicologicamente e politicamente molto rilevante per chi vive di margini sottili. Il punto decisivo, quindi, non è solo ‘quanta carne entra’, ma quanto rapidamente e con quali effetti sui prezzi. In questo contesto, l’Italia ha spinto per salvaguardie più attivabili (soglia più bassa per far scattare i meccanismi). Il Mercosur non è un problema macro per l’Europa, ma può diventare un problema micro per molte aziende agricole se l’enforcement delle salvaguardie non sarà rapido e credibile”.

Le autorità italiane possono controllare la salubrità dei prodotti sudamericani?

“L’Europa dispone di un sistema regolatorio e di controllo tra i più rigorosi al mondo: la condizione formale è che i prodotti importati rispettino gli standard UE applicabili e siano soggetti a controlli, audit e verifiche. La sfida vera è operativa: volumi, catene logistiche lunghe, capacità di ispezione e continuità dei controlli. La vulnerabilità non è la norma: è la capacità di farla rispettare su larga scala, senza zone grigie”.

LE CONTRADDIZIONI: IN EUROPA SI LAVORA DA ANNI PER EVITARE L’USO IMPROPRIO DI ANTIBIOTICI PER RIDURRE L’ANTIBIOTICO-RESISTENZA E POI LA STESSA UE APRE ALLE CARNI SUDAMERICANE PIENE DI ANTIBIOTICI…

Antibiotici: Italia più rigida per l’antibiotico-resistenza, ma apertura alla carne sudamericana dove l’uso degli antibiotici in zootecnia è la regola. Non è contraddittorio?

“E’ una contraddizione apparentemente netta, ma il punto reale è un altro: l’UE sta facendo una scommessa sulla propria capacità di imporre regole anche quando aumenta gli scambi. In Europa l’approccio è restrittivo e fondato su salute pubblica e rischio AMR; nei Paesi Mercosur l’uso degli antibiotici è storicamente più permissivo. Per questo, il ‘ponte’ è l’enforcement: certificazioni, controlli alle frontiere, audit e soprattutto la possibilità di intervenire rapidamente se emergono criticità. Non è incoerenza normativa: è una scommessa sull’enforcement. Ma è una scommessa ad alto rischio reputazionale se i controlli non sono visibili, frequenti e credibili. E qui va detto anche il lato ‘costruttivo’: proprio perché questo è il nervo scoperto, la Commissione e diversi Stati membri stanno insistendo su audit più frequenti e controlli rafforzati, in particolare su residui e conformità. Il Mercosur non è un sì o un no ideologico. È il primo vero stress test sulla capacità dell’Europa di restare fedele ai propri standard mentre aumenta l’interdipendenza commerciale globale. Se supera il test, diventa un modello. Se lo fallisce, il danno principale non sarà economico: sarà di fiducia”.

Abbiamo illustrato gli aspetti generali del Mercosur e gli aspetti tecnico-giuridici – a quanto pare piuttosto permissivi per la Commissione europea – che non conoscevamo. Proviamo a entrare nel merito con parole più semplici. Il mondo agricolo europeo, ad esempio: che non sembra avere voce in capitolo…

“Quando si parla di Mercosur si rischia sempre di usare parole lontane dalla realtà di chi lavora la terra. Per gli agricoltori, però, la questione è semplice: questo accordo può incidere sui prezzi, sui margini e sulla sopravvivenza delle aziende. Proviamo quindi a spiegarlo in modo chiaro, senza slogan e senza ideologia. E’ vero, il Mercosur potrebbe entrare in vigore senza il voto di tutti i Parlamenti. Questo significa che la parte commerciale dell’accordo può partire subito, anche se alcuni Paesi sono contrari. È già successo con il CETA: prima arrivano gli effetti sul mercato, poi – forse – il dibattito politico completo. Per un agricoltore questo vuol dire una cosa molto concreta: i prezzi possono muoversi subito, mentre le decisioni politiche arrivano dopo. Che l’accordo sia ‘provvisorio’ o ‘definitivo’ conta poco se intanto il mercato reagisce. E la parte commerciale di questo accordo, una volta firmata, dovranno applicarla anche i Paesi contrari. Questo alimenta una sensazione diffusa nel mondo agricolo: subire gli effetti senza aver voce in capitolo”.

CHIEDERE AGLI AGRICOLTORI EUROPEI DI COMPETERE CON CHI NON RISPETTA LE REGOLE EUROPEE SIGNIFICA METTERLI IN UNA CONDIZIONE DI SVANTAGGIO STRUTTURALE

Proviamo a illustrare gli eventuali danni per gli agricoltori.

“Se il Mercosur danneggerà gli agricoltori europei, o meno, dipende da dove guardiamo. A livello generale, l’Europa nel suo complesso può anche trarre vantaggi commerciali. Ma per molte aziende agricole il rischio è reale. Prendiamo la carne bovina: l’accordo prevede 99.000 tonnellate di importazioni agevolate dal Sud America. A livello europeo è una percentuale limitata, ma non colpisce tutti allo stesso modo: pesa soprattutto su zone già fragili, arriva in un momento di costi altissimi e redditi bassi. Il problema non è ‘quanta carne entra’, ma dove e quando entra, e a che prezzo. In Sud America si produce con costi più bassi, meno vincoli ambientali, regole meno rigide su antibiotici e fitofarmaci. Chiedere agli agricoltori europei di competere così significa metterli in svantaggio strutturale”.

Passiamo alle famose ‘clausole di salvaguardia’: bastano a proteggerci?

“Sulla carta sì. Nella pratica, molto meno. Le salvaguardie scattano dopo che il danno è iniziato, non fermano subito il calo dei prezzi, non proteggono il reddito nel breve periodo. Quando una salvaguardia entra in funzione, spesso il mercato ha già fatto il suo lavoro. Riguardo alla tutela degli agricoltori europei circa i controlli sanitari e gli antibiotici, ebbene, qui tocchiamo un nervo scoperto. In Europa agli allevatori chiediamo meno antibiotici, più benessere animale, più controlli, più costi. Poi apriamo a prodotti che arrivano da Paesi dove queste regole non sono equivalenti alla fonte, sperando che i controlli finali compensino tutto. Per chi produce in Europa questo non è equilibrio: è concorrenza impari. I controlli alle frontiere sono importanti e l’UE promette audit più frequenti, ma non cancellano la differenza di partenza tra i modelli produttivi. In conclusione, il Mercosur non è un problema ideologico. È un problema economico per chi produce secondo le regole europee. Se l’Europa vuole aprire i mercati, deve fare una scelta chiara: o protegge davvero il reddito agricolo, o accetta il rischio di vedere sparire aziende, soprattutto nelle aree più deboli. Perché una cosa è certa: gli agricoltori non chiedono protezionismo, chiedono condizioni di concorrenza giuste”.

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