Pensando a Santa Lucia dagli occhi belli e alla tradizione tutta palermitana della Cuccia che non si ritrova a Siracusa la città che le ha dato i natali

di Frate Domenico Spatola

È la Santa che ispirò Dante a compiere il suo triplice viaggio nella “Divina Commedia”

Nata a Siracusa. Martirizzata al tempo di Diocleziano, ma i suoi resti mortali sono a Venezia, depredati, come era usanza nel Medioevo. È la Santa che ispirò Dante a compiere il suo triplice viaggio nella “Divina Commedia”. È protettrice degli occhi, perché i suoi “belli” le furono strappati dal suo prepotente spasimante. Martire come le predisse l’altra grande martire, Agata, alla cui tomba si recò per avere la grazia per la madre gravemente inferma. “Quel che potrei fare io – le disse – lo puoi anche tu”. Palermo la ricorda con il digiuno del pane e della pasta. Solo cuccia e panelle di ceci. Ma impazzivamo da ragazzi per le arancine di riso. Il condimento all’interno variava con tritato di carne o con burro. Da piccoli prediligevamo quelle alla cioccolata e rivestite di zucchero. L’indomani si ricorreva al bicarbonato. Era in grave carestia la città, quando al porto arrivò un carico di grano. La gente, per fame, lo mangiò intatto, appena bollito. Nacque la tradizione, tutta palermitana. Non la ritrovi altrove, neanche a Siracusa. A casa dei miei genitori era sacrosanta l’usanza, e quando tornando dal convento, da ragazzino, raccontai che vi avevo mangiato pane e pasta, i miei fratelli, impietosi o forse invidiosi, gridarono allo scandalo: “Hai fatto peccato!”. Ricordi innocenti di infanzia, ma oggi solo ricordi di un passato nostalgico.

Foto tratta da Il Fatto Quotidiano

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