Perché, sotto il profilo economico e finanziario, la Regione siciliana è con il ‘culo a terra’: l’incredibile storia delle norme di attuazione dell’articolo 36 dello Statuto

Uno scippo romano andato avanti – zitto tu e zitto io – fino al 2016

Cominciamo oggi un ‘viaggio’ tra i disastri finanziari della Regione siciliana. Obiettivo: capire perché la nostra Isola, sotto il profilo economico, al di là delle chiacchiere, invece di andare avanti, va indietro. Un argomento centrale è rappresentato dall’articolo 36 dello Statuto siciliano. Questo articolo affronta la questione relativa ai rapporti finanziari tra Stato e Regione siciliana. Lo stesso discorso vale per gli articoli 36 e 38. In questo articolo ci soffermiamo sull’articolo 36. Va detto che, fino al 2016, di fatto, questo articolo era stato ‘interpretato’ dallo Stato a proprio uso e consumo, nel silenzio della politica siciliana che, tranne qualche raro caso, non ha mai contestato le scelte romane. Volendo essere precisi, solo due politici siciliani hanno provato, senza successo, a contrastare la prepotenza romana. Sono il primo presidente della Regione, il democristiano Giuseppe Alessi, e il comunista Giuseppe Montalbano (che in verità lascerà il Pci in polemica con i vertici di questo partito: ma questa è un’altra storia).

Roma, fino al 2016, ha sempre trattenuto abusivamente una copiosa parte di IRPEF e IVA di pertinenza regionale

Fino al 2016 lo Stato aveva ignorato che alla Regione siciliana, in base all’articolo 36 dello Statuto, spettano il 100% di IRPEF e IVA. Roma ha sempre trattenuto una parte dell’IRPEF e una parte dell’IVA. Di fatto, uno scippo finanziario ai danni della Sicilia. Il tutto senza fare ricorso a norme di attuazione. Lo Stato si teneva i soldi della Regione siciliana e basta. Nel 2016 Roma avverte l’esigenza di stabilire lo scippo di IRPEF e IVA con norme di attuazione dell’articolo 36 dello Statuto. Sussurrano i maligni, anche per ‘sanare’ gli scippi pregressi ai danni della regione, anche per non creare difficoltà alla Corte Costituzionale in caso di improbabili ricorsi da parte della Regione. Vero è che la Consulta, quasi sempre, dà torto alla Regione siciliana. Però una volta che lo scippo di IREPF e IVA ai danni della Regione siciliana viene ‘immortalato’ con norme di attuazione approvate anche dalla Regione siciliana la vicenda si chiude per sempre. Insomma, con una bella ‘botta’ di norme di attuazione dell’articolo 36, per ciò che riguarda il passato, vale la legge di una vecchia canzone napoletana: “Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto/ Chi ha rato, ha rato, ha rato/ Scurdámmoce ‘o ppassato…“.

Le ‘strabilianti’ avventure della Commissione paritetica Stato-Regione siciliana: lo scippo dell’IRPEF

In quest’atmosfera, il 25 Maggio del 2016, a Roma, si riunisce la Commissione paritetica tra Stato e Regione. Di tale Commissione fanno parte due componenti nominati da Roma e due componenti nominati dal presidente della regione siciliana. In realtà, un componente della Sicilia dovrebbe essere nominato dal presidente della Regione mentre il secondo componente di parte regionale dovrebbe essere nominato dal Parlamento dell’Isola: ma tale questione – che non è affatto secondaria – non è mai stata compiutamente affrontata. La Commissione paritetica, che si sostituisce alo Governo nazionale e al Governo siciliano, approva all’unanimità dei presenti un testo con le norme le norme di attuazione dello Statuto siciliano in materia di rapporti finanziari. Per ciò che riguarda l’IRPEF viene stabilito che, alla Regione siciliana, invece dei 10 decimi previsti dall’articolo 36 dello Statuto (cioè il 100%), spettano 5,61 decimi per l’anno 2016, 6,74 decimi per l’anno 2017 e 7,10 decimi a decorrere dal 2018. Perché la Regione siciliana abbia rinunciato a tutto l’IRPEF, come previsto dall’articolo 36 dello Statuto è un mistero. Di fatto, le norme di attuazione hanno modificato l’articolo 36 dello Statuto senza passare dal Parlamento siciliano. Si poteva fare? Lo Statuto siciliano non dovrebbe essere ‘costituzionalizzato’? Non siamo giuristi ma, da giornalisti il dubbio con conserviamo.

Lo scippo dell’IVA, da parte di Roma, ancora più penalizzante per la Regione siciliana

Andiamo all’IVA. Il 28 Luglio del 2017, a Palermo, si riunisce la Commissione paritetica che approva il testo delle norme di attuazione dello Statuto siciliano in materia di IVA. Siamo sempre nel cuore dell’articolo 36 dello Statuto siciliano. Il testo, il 12 Luglio, era stato approvato con un accordo tra lo Stato e la Regione siciliana. La Commissione paritetica, prende atto che lo schema da approvare rispecchia esattamente il citato accordo Stato-Regione, e ratifica quell’accordo. La particolarità di tale riunione sta nel fatto che un componente della Commissione paritetica non era presente alla riunione ma si teneva informato via telefono: procedura bizzarra che sembra abbia, per dirla con i giuristi, ‘novellato’ il funzionamento della stessa commissione paritetica. Anche in questo caso una parte dell’IVA va allo Stato. L’accordo sull’IVA è molto più penalizzante per la regione rispetto a quello sull’IRPEF. Alla Regione siciliana vanno i 3,64 decimi dell’IVA, il resto, cioè 6,36 decimi lo incamera lo Stato. Una fregatura immensa per la Sicilia! L’accordo viene ratificato nel gennaio del 2018. Presidente della Regione siciliana non è più Rosario Crocetta (centrosinistra) – tra i protagonisti della disgraziata legislatura Novembre 2012-Novembre 2017 – ma è Nello Musumeci (centrodestra), assessore all’Economia è Gaetano Armao. A Roma a ratificare l’accordo va l’assessore Marco Falcone. Tre grandi politici siciliani che hanno illuminato e illuminano la nostra Isola chi da Ministro, chi da assessore, chi da altri ruoli centrali. Di fatto, rispetto ai temi dello Statuto e dell’Autonomia siciliana stravolta e mortificata, centrosinistra e centrodestra pari sono.

P. s.

Detto questo, se vi chiedete perché la Regione siciliana, sotto il profilo finanziario, è con il ‘culo a terra’ ricordatevi delle norme di attuazione dell’articolo 36 dello Statuto.



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