
di Giulio Ambrosetti
Il presidente USA, in meno di un anno alla Casa Bianca, ha sconvolto la geopolitica. Di fatto ha bloccato l’azione dei Paesi del BRICS
Difficile, se non impossibile, andare dietro a Donald Trump. Come si usa dire in questi casi, il personaggio dice una cosa, ne pensa un’altra e ne fa un’altra ancora. In questi ultimi giorni è impegnato in Venezuela, minaccia un attacco in Messico contro i ‘Cartelli’ della droga, lancia messaggi a Cuba, semina perplessità e anche un po’ di paura in Groenlandia, lascia intendere che potrebbe inviare una spedizione militare in Iran, a sostegno della popolazione iraniana in rivolta contro il regime degli ayatollah, ben sapendo che la Cina di Xi Jinping si è già schierata in difesa del Governo teocratico di Teheran: o almemo così sembrerebbe, perché i cinesi, imbarcandosi’ con gli ayatollah, potrebbero pure fare la fine che fecero gli USA in Vietnam (qui un articolo). Tutto questo mentre lo stesso Trump ha sostanzialmente mollato l’Ucraina di Volodymyr Zelenskyj che, da quasi una settimana, è in buona parte priva di energia elettrica in pieno Inverno, con temperature medie di meno 10 gradi centigradi. Con i russi che bombardano senza tregua e avanzano. Tutto questo mentre in Europa montano le proteste contro la truffa del Mercosur, il disperato tentativo delle industrie europee del Vecchio Continente di salvarsi vendendo i propri prodotti, auto tedesche in testa, a spese degli agricoltori europei. Un dato è certo: con il caos che si sta scatenando nel mondo non sarà facile, per i Paesi del BRICS, capeggiati da Cina, India e Russia, varare la moneta unica agganciata all’oro in alternativa al dollaro americano. Non solo. Il ‘bordello’ che si sta scatenando nel mondo crea problemi anche al processo di ‘dedollarizzazione’ avviato dalla Cina in attesa di varare la già citata moneta unica del BRICS. Ci sono Paesi che avevano iniziato a non usare il dollaro americano per gli scambi commerciali internazionali che sono stati costretti a tornare a usare la moneta americana per non subire i dazi doganali statunitensi.
Marco Rubio nuovo presidente di Cuba?
Piaccia o no, il presidente USA sta scompaginando la geopolitica. Lo fa andando per le spicce. Ma lo fa. Il caos in Sudamerica, in Europa e in Medio Oriente sono dati di fatto. Il caos economico e commerciale scatenato dai dazi doganali USA è un altro dato di fatto. Dopo aver minacciato di invadere il Messico via terra per attaccare frontalmente i ‘Cartelli’ della droga, Trump ha lanciato un ‘siluro’ politico anche a Cuba. Sul suo social network Truth Social, il presidente statunitense ha annunciato che il Venezuela non fornirà più petrolio a Cuba, e ha definito i cubani “banditi e estorsori”. Scrive il presidente degli USA, sempre su Truth Social: “Per molti anni, Cuba ha vissuto grazie a enormi quantità di petrolio e denaro provenienti dal Venezuela. In cambio, Cuba forniva ‘servizi di sicurezza’ agli ultimi due dittatori venezuelani, ma non più! La maggior parte dei cubani sono morti a causa dell’attacco statunitense della settimana scorsa, e il Venezuela non ha più bisogno di protezione dai banditi e dagli estorsori che l’hanno tenuta in ostaggio per così tanti anni. Ora il Venezuela ha gli Stati Uniti d’America, l’esercito più potente del mondo (di gran lunga!), che la proteggerà, e noi la proteggeremo. Non ci sarà più petrolio e denaro per Cuba – zero! Li esorto a concludere un accordo, prima che sia troppo tardi”. Washington ha già lasciato intendere che, dopo il Venezuela, arriverà il turno di Cuba, sempre che non affronti prima la questiome Messico. Già sulla rete circola la notizia che Trump vorrebbe offrire ai cubani un eventuale Governo di questo Paese guidato da Marco Rubio (foto sopra insieme con Trump tratta da Il Fatto Quotidiano), che è di origini cubane. Rubio si dimetterebbe da Segretario di Stato per andare a ‘pilotare’ la rinascita di Cuba. Vero? Falso? Andare dietro a Trump è impossibile.
Guerra senza quartiere allo spaccio di fentanyl e cocaina nelle città americane
Trump ha aperto anche un fronte interno. Ha rafforzato la guardia federale e ha sguinzagliato questi militari nelle grandi città americane dove si registra un alto tasso di cocainomani e di ragazzi dediti al fentanyl. Ricordiamo che negli Stati Uniti la droga sintetica fentanyl è diventata un’emergenza sociale tra i giovani. Il presidente americano è convinto che i migranti irregolari, oltre a introdurre le droga negli USA attraverso il confine tra Messico e Texas, siano anche spacciatori di fentanyl. Così Trump ha militarizzato il confine tra USA e Sudamerica, ha bloccato l’ingresso di migranti senza permesso di soggiorno e ora dà la caccia ai migranti irregolari presenti in America, soprattutto ai migranti di origine ispanica. Ovviamente, questi ultimi sono terrorizzati, perché se acciuffati vengono immediatamente rispediti nei Paesi di origine. Così facendo il presidente ha ottenuto due effetti: sta riducendo il lavoro nero e sta creando enormi problemi alla criminalità organizzata americana che deve affrontare due problemi enormi: trovare il modo di fare entrare negli USA cocaina e fentanyl bypassando il confine tra Messico e Texas e costruire una nuova rete di spaccio per la fornitura di queste droghe ai clienti.
La leggenda metropolitana: Cosa Nostra americana impegnata a fare perdere a Trump le elezioni di metà mandato per mandato a casa con l’ipeachment… Le similitudini con i due fratelli Kennedy assassinati
Si racconta – ma ovviamente sono leggende metropolitane – che il mondo della droga si stia mobilitando per far perdere a Trump le elezioni di metà mandato previste per Novembre di quest’anno (Midterm Elections), provando a togliere all’attuale presidente la maggioranza al Congresso e al Senato per mandarlo a casa con l’impeachment. In effetti, per ricordare qualcosa di simile in materia di lotta alla mafia mondiale bisogna tornare agli anni di John Fitzgerald Kennedy e del fratello Robert Kennedy. Benché eletto alla Casa Bianca in modo non lineare nel 1960, in forza di un accordo tra suo padre e certi ‘ambienti’ non esattamente cristallini, John Kennedy non solo si mise sottobanco d’accordo con il leader russo dell’epoca, Nikita Krusciov, per insenare la farsa dei missili di Cuba, di fatto impedendo che quest’isola tornasse nelle mani di Cosa Nostra americana; ma si mise anche in testa, con suo fratello Robert, che ricopriva la carica di Ministro della Giustizia, di eliminare mafia e droga dagli USA. Entrambi, è noto, sono stati uccisi. Non è difficile rintracciare un legame tra Trump e i due Kennedy assassinati. Anche perché hanno cercato di fare fuori anche l’attuale presidente. Ce la farà Trump, da qui a Novembre, a sbarazzarsi dei protagonisti della droga?








