Un parere del CGA segna una svolta storica: lo Statuto speciale, come sostenuto da Sicilia Sovrana, può tornare ad essere il motore dello sviluppo della Sicilia

di Angelo Giorgianni

Il recente pronunciamento del Consiglio di Giustizia Amministrativa in materia di aiuti di Stato rilancia l’Autonomia della nostra Isola

Vi sono pronunce destinate a risolvere una singola questione amministrativa e ve ne sono altre che, pur prendendo le mosse da un caso specifico, finiscono per ridefinire il significato di un intero ordinamento. Il recente parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana (CGA), reso su richiesta dell’assessore regionale all’Economia in materia di aiuti di Stato, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Chi riduce la sua portata alla possibilità di superare i limiti del cosiddetto de minimis coglie soltanto l’effetto più immediato della pronuncia, ma ne trascura il significato più profondo.

L’importanza storica della “sentenza Azzorre” della Corte di Giustizia dell’Unione europea

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa richiama infatti il principio elaborato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea nella sentenza del 6 settembre 2006, causa C-88/03, Portogallo contro Commissione, nota come “sentenza Azzorre”. In quella decisione la Corte affermò che, quando un ente territoriale gode di un’effettiva autonomia istituzionale, dispone di un reale potere decisionale ed assume direttamente le conseguenze economico-finanziarie delle proprie scelte, le misure adottate da tale ente non devono essere automaticamente imputate allo Stato centrale ai fini della disciplina europea sugli aiuti di Stato. La Corte non ha creato un privilegio per le Azzorre, ma ha enunciato un principio generale del diritto dell’Unione: l’autonomia costituzionalmente garantita produce effetti anche nell’ordinamento europeo quando è reale, effettiva e concretamente esercitata.
È proprio questo il principio che il CGA ritiene oggi riferibile anche alla Regione Siciliana in forza del suo Statuto speciale.

Quando il diritto europeo prevede margini di flessibilità, la Sicilia potrà far valere la propria Autonomia

Siamo di fronte ad una novità di portata straordinaria. Per la prima volta dopo molti decenni viene riconosciuto che lo Statuto speciale della Sicilia non è soltanto una legge costituzionale destinata a disciplinare i rapporti tra la Regione e lo Stato, ma può costituire anche il fondamento giuridico attraverso il quale la Sicilia rivendica una posizione differenziata nell’ambito dell’ordinamento dell’Unione europea. Naturalmente ciò non significa che la Regione possa disapplicare unilateralmente il diritto europeo o sottrarsi ai Trattati. Il principio del primato del diritto dell’Unione resta fermo. Significa però qualcosa di altrettanto importante: quando il diritto europeo prevede margini di flessibilità, discipline differenziate o regimi derogatori, la Sicilia potrà far valere la propria speciale autonomia costituzionale affinché tali strumenti vengano applicati tenendo conto della sua condizione di Regione ad autonomia speciale e della sua insularità permanente.

Perché la Sicilia può andare oltre gli aiuti di Stato

È un cambiamento di prospettiva radicale. Fino ad oggi la Sicilia si è quasi sempre presentata davanti allo Stato e all’Europa come una Regione che chiedeva eccezioni. Il parere del CGA apre invece la possibilità che la Regione si presenti come un soggetto costituzionalmente autonomo che rivendica il riconoscimento di diritti già desumibili dallo Statuto speciale e coerenti con la stessa giurisprudenza della Corte di giustizia. Ma la vera portata della pronuncia va ancora oltre. Se il principio dell’autonomia effettiva è destinato a produrre effetti nei rapporti con l’Unione europea, esso non può rimanere confinato alla sola disciplina degli aiuti di Stato. Lo Statuto speciale attribuisce infatti alla Sicilia competenze legislative primarie in numerose materie strategiche. Ciò significa che, ogni volta in cui il diritto dell’Unione consente margini di adattamento, regimi differenziati o misure specifiche per territori dotati di particolari caratteristiche istituzionali e territoriali, la Regione potrà sostenere che tali strumenti debbano essere interpretati anche alla luce della propria autonomia statutaria.

Effetti positivi per l’economia siciliana a cominciare da agricoltura e pesca

Le conseguenze potrebbero essere enormi. L’agricoltura siciliana potrebbe beneficiare di politiche costruite sulle peculiarità produttive dell’Isola, valorizzando le produzioni di qualità, la filiera agroalimentare, la tutela del territorio e la competitività delle aziende agricole. La pesca, da sempre penalizzata da discipline spesso elaborate senza tenere conto delle specificità del Mediterraneo, potrebbe essere sostenuta attraverso strumenti maggiormente calibrati sulle esigenze delle marinerie siciliane. Il turismo, principale ricchezza della Regione, potrebbe essere oggetto di politiche di incentivazione, programmazione e sviluppo più aderenti alla realtà economica dell’Isola. Analoghe prospettive si aprirebbero per l’artigianato, il commercio, i beni culturali, il paesaggio, l’economia del mare, le aree interne, la ricerca, l’innovazione tecnologica e la valorizzazione delle risorse energetiche regionali.

Valorizzazione dell’Autonomia speciale della nostra Isola

Non significa che la Sicilia potrà sottrarsi alle regole europee. Significa che potrà chiedere che esse siano applicate tenendo conto della sua specialità costituzionale, esattamente come l’ordinamento europeo già fa nei confronti di altri territori autonomi. È una differenza sostanziale. Non si tratta di eludere il diritto europeo, ma di farlo vivere nella sua interezza, utilizzando tutte le possibilità che esso offre alle autonomie speciali. Questa lettura restituisce allo Statuto speciale la funzione che i Padri costituenti avevano immaginato nel 1946. Lo Statuto non era nato per attribuire alla Sicilia un titolo onorifico. Era stato concepito come uno strumento di governo, destinato a compensare gli svantaggi derivanti dall’insularità, a favorire lo sviluppo economico e a consentire alla Regione di costruire autonomamente il proprio futuro.

Il problema della Sicilia è la mancata attuazione del proprio Statuto

È sufficiente leggere gli articoli 36, 37 e 38 per comprenderlo. Essi disegnano un’autonomia finanziaria straordinariamente avanzata, attribuendo alla Regione il gettito tributario maturato nel proprio territorio, prevedendo la partecipazione alla tassazione della ricchezza prodotta nell’Isola anche da imprese aventi sede altrove e imponendo allo Stato di intervenire per eliminare gli storici squilibri economici ed infrastrutturali. Quelle norme sono rimaste nella Costituzione, ma troppo spesso sono state lasciate prive della necessaria attuazione. Ed è proprio qui che il parere del CGA assume anche un valore politico che difficilmente potrà essere ignorato. Esso costituisce la dimostrazione che la Sicilia disponeva già di strumenti giuridici molto più ampi di quelli concretamente utilizzati. Se oggi emerge che lo Statuto speciale poteva rappresentare il fondamento per rivendicare davanti all’Unione europea una posizione differenziata, significa che il problema della Sicilia non è mai stato l’insufficienza dell’autonomia, ma il suo mancato esercizio.

La Sicilia non ha bisogno di nuove autonomie ma dell’attuazione dell’Autonomia che già possiede

Per troppo tempo ai siciliani è stato detto che tutto dipendeva da Roma o da Bruxelles. Oggi appare evidente che almeno una parte delle possibilità offerte dallo Statuto non è mai stata percorsa. Se quegli strumenti esistevano e nessuno li ha utilizzati, la responsabilità ricade inevitabilmente sulle classi dirigenti che hanno governato la Regione negli ultimi decenni. Non si tratta soltanto di occasioni perdute. Si tratta di una rinuncia ad esercitare prerogative costituzionali che avrebbero potuto incidere profondamente sullo sviluppo economico, sull’occupazione, sulla competitività delle imprese e sulla qualità della vita dei siciliani. È esattamente questa la tesi che Sicilia Sovrana sostiene fin dalla propria nascita. Il nostro programma di governo parte da un principio tanto semplice quanto rigoroso: la Sicilia non ha bisogno di nuove autonomie, ma della piena attuazione di quelle che già possiede.

Il coraggio di applicare fino in fondo l’Autonomia siciliana

Per anni questa impostazione è stata considerata una rivendicazione politica. Oggi il parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa dimostra che essa trova un solido fondamento nello Statuto speciale, nella Costituzione della Repubblica e nella stessa giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea. Naturalmente una pronuncia non cambia da sola la realtà. Sarà necessario costruire una strategia istituzionale, aprire un confronto autorevole con la Commissione europea e sviluppare una nuova cultura dell’autonomia. Ma una verità emerge con chiarezza: il principale ostacolo allo sviluppo della Sicilia non è stato il suo Statuto speciale, bensì il mancato coraggio di applicarlo fino in fondo. La vera sfida che attende la nuova classe dirigente siciliana non consiste nell’invocare ulteriori competenze, ma nel dimostrare di saper esercitare integralmente quelle che la Costituzione riconosce alla Sicilia da quasi ottant’anni. È questa la sfida che Sicilia Sovrana ha posto al centro del proprio programma di governo. Ed è questa la direzione che, oggi, il parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa indica come giuridicamente possibile e istituzionalmente percorribile.

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