Una riflessione sulle linea guida del progetto di riforma costituzionale presentato dal Governo di Giorgia Meloni

L’esigenza di scongiurare la prevaricazione o la contaminazione di un potere dello Stato a danno del necessario riequilibrio istituzionale e la questione dei senatori a vita

di Andrea Piazza

Una breve riflessione in merito alle linee guida del progetto di riforma costituzionale presentate dal Governo di Giorgia Meloni. Nel premettere che sin dagli studi universitari non ho mai considerato come taluni la nostra Costituzione “la più bella del mondo” per molteplici profili, sono evidenti nei lavori preparatori la cicatrici di un’Italia mortificata che era stata trascinata dal regime autoritario in carica a solidarizzare con la Germania nazista, adeguandosi alla linea ideologica autoritaria e razzista, deliberando, tra l’altro, le abominevole leggi razziali contro gli ebrei etc. Che la nostra Carta costituzionale sia il frutto di un compromesso, di sintesi che tra diverse aree culturali politiche democratiche anti-tolitarie, articolandosi su un meccanismo di funzionamento di pesi e contrappesi, incluso il bicameralismo paritario tra i due rami del Parlamento “Camera e Senato “, saggiamente i nostri padri costituenti, più in sintonia con un’Italia fondata sulla famiglia ed il valore dell’esperienza, non avevano esteso ai giovanissimi elettori il diritto di voto dei candidati al Senato. Tenuto conto del carattere bilanciato, per scongiurare la prevaricazione o la contaminazione di un potere dello Stato a danno del necessario riequilibrio istituzionale. Pur condividendo, a maggior ragione, in conseguenza della riduzione di 1/3 dei parlamentari, la necessità di non consentite al Presidente della Repubblica “la nomina dei Senatori a vita, prevista dall’art. 59 della Costituzione e precisamente nel limite massimo di 5 senatori a vita, che in passato taluni Presidenti della Repubblica l’hanno interpretata in via estensiva come facoltà in relazione al proprio mandato. Opportunamente è stato RIPRISTINATO IL TETTO, subordinando il diritto alla nomina alla presenza in Senato di un numero inferiore a 5 senatori a vita. Che è assolutamente necessario mantenere sempre ai sensi dell’art. 59 la nomina di diritto a Senatore a vita del Presidente della Repubblica cessato dalla carica.

PREMIERATO o IMPERATORIATO?

IN RELAZIONE alla proposta di riforma “Meloni”, che vuole entrare nel meccanismo di nomina del Presidente del Consiglio per suffragio universale …con tutti gli annessi e connessi, valuto negativamente il progetto che vorrebbe ideologicamente mutare la costruzione bilanciata del nostro architrave sopra il quale è strutturato il regime democratico della nostra Repubblica. A mio modesto parere, pur condividendo lo spirito e la necessità di adeguare la nostra Carta, sarebbe opportuno che il legislatore concentrasse l’attenzione sulla rilevanza del vincolo del mandato popolare, al fine di scongiurare cambi da una coalizione all’altra, in dispregio della volontà espressa da coloro che hanno esercitato il diritto di voto. È assolutamente condivisibile la parziale riforma dell’art. 59 nella parte seconda, che eliminerebbe il potere del Presidente della Repubblica (colui che viene eletto dal Parlamento in seduta comune) di nominare i Senatori a vita, fermo restando come previsto al comma primo la nomina di senatore di diritto e a vita di colui che è cessato dalla carica di Presidente della Repubblica. È assolutamente opportuno mantenere inalterata la centralità ed il ruolo del Parlamento che, anche se non fosse oggetto di riforma, sarebbe sostanzialmente offuscato (come accade con il ricorso alla decretazione d’urgenza) dalla vis attrattiva del premier eletto a suffragio universale. Più che di PREMIERATO in questo caso dovremmo affermare che passeremmo d’emblée ad una sorta di IMPERATORIATO. D’altronde, attenendoci ad un’analisi in concreto, la designazione del Presidente del Consiglio è stata sempre una conseguenza all’esito delle elezioni politiche. La maggiore corposità della rappresentanza può essere riconosciuta ed attribuita, al fine di garantire la governabilità, intervenendo sulla legge elettorale (che ha natura ordinaria e non costituzionale) per riconoscere alla coalizione (aggregazione di più partiti) vincente un premio di governabilità, ovvero attribuendo un numero maggiore di seggi a discapito delle coalizioni non vincenti. Nella speranza che il buon senso ci proietti nel solco dell’adattamento più che dello stravolgimento, non ci resta di assistere all’evoluzione del disegno di riforma.

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