Vinicio Boschetti racconta: il lancio di Sciacca Mare con Giorgio Forattini, il principe Gianfranco Alliata che lo nomina marchese, I Diari di Cesare De Michelis, il ciclone Parretti

Oggi quinta puntata del volume dato alle stampe da Vinicio Boschetti “Giustizia è sfatta”

La Televisione e la radio sono mezzi di informazione importanti. Ma la mia vita professionale di pubblicitario è sempre stata la carta stampata. Ho parlato della Sardegna e della Calabria. Adesso è il momento di raccontare le mie avventure nella carta stampata in Sicilia. Come ho già detto, il commendatore Augusto Carbone, che era il numero uno della Manzoni, mi apprezzava. Gli piaceva il mio modo empatico di lavorare. Era rimasto molto soddisfatto dei risultati che avevo ottenuto in Sardegna e in Calabria. Mi nominò Capo area della Manzoni da Roma in giù. Palermo diventava il centro di fatturazione per il Sud. Immaginate i colleghi di Napoli come erano incazzati. Insomma, ero diventato il pupillo di Carbone. Ero l’unico che poteva dargli del tu. Non potete immaginare quali invidie mi ero tirato addosso. In Sicilia, con ‘la Repubblica’, abbiamo lavorato tanto. Ricordo tre o quattro speciali con grandi inserti pubblicitari. Con Antonio Bartoccelli volevamo fare il boom. Vide così la luce il primo ‘Tutto Repubblica’ della Sicilia. Tutti gli avvisi erano siciliani, dalle manchette all’ultima pagina. Conservo ancora la lettera di congratulazioni del direttore del quotidiano Eugenio Scalfari e la vignetta di Forattini del giorno. (Sopra un’immagine delle Terme di Sciacca tratta da Wikipedia)

Con Giorgio Forattini per lanciare Sciacca Mare

Ricordo che con Forattini, grandissimo vignettista, organizzammo il lancio degli alberghi di Sciacca Mare. Questa è una storia complicata. Li aveva messi su una società, la Sitas, con fondi regionali. Erano coinvolti alcuni albergatori di Abano Terme. L’idea non era sbagliata. Il progetto nasceva da un’intuizione di Graziano Verzotto (foto sotto tratta da Wikipedia), che era stato vicino al presidente dell’ENI, Enrico Mattei, in Sicilia. Verzotto è un personaggio controverso. Alcuni dicono che è stato sempre amico di Mattei, altri dicono che non fu esattamente un amico del presidente dell’ENI. Su questa vicenda non ho elementi per prendere una posizione chiara. Quello che posso dire, grazie all’esperienza che ho maturato in Sicilia, è che quello che diceva un politico italiano che aveva partecipato all’impresa dei Mille di Garibaldi, beh, non è molto lontano dalla realtà: La Sicilia – diceva – è un paradiso governato da Satana”. Quando in Sicilia vogliono fare fuori un potente, ebbene, mettono in giro su di lui voci terribili, quasi tutte infondate. Lo so perché lo hanno fatto pure con me, come racconterò appresso. E io non sono mai stato un potente ma solo un pubblicitario di successo che, come ho già detto, suscitava molte invidie. Tornando a Verzotto, il suo progetto puntava a realizzare una serie di alberghi nelle Isole Eolie per valorizzare le acque dell’isola di Vulcano. Poi hanno optato per Sciacca, in provincia di Agrigento, dove, in effetti, c’è un bacino idro-termale molto grande. L’idea era quella di valorizzare gli stabilimenti termali di questa cittadina nota per i vapori che si sprigionano dalle rocce del Monte Kronio e per l’acqua ricca di iodio, bromo e zolfo. Alla fine, dell’idea originaria, si fece poco o nulla. Degli hotel previsti – se non ricordo male erano una decina – ne sono stati realizzati quattro. Né si è mai visto il porto turistico la cui impirtanza era stata intuita da Verzotto già alla fine degli anni ’60.

La conoscenza con il principe Gianfranco Alliata che nominà marchese Vinicio Boschetti e lo iscrisse alla massoneria

Ricordo che attorno a questa iniziativa giravano tanti soldi pubblici. In quegli anni si scoprì pure che alcuni deputati dell’Assemblea regionale siciliana andavano lì in vacanza con le famiglie. Pagavano? Non si capiva. E’ stata una storia molto tormentata. Oggi i quattro hotel di Sciacca sono gestiti dal gruppo Mangia. In quegli anni, oltre ad occuparmi de la Repubblica, mi dedicavo anche a piccole iniziative. Ricordo il settimanale QUI TV che ho realizzato con l’amico Sergio Buonadonna, bravissimo giornalista. Ci occupavamo, ovviamente, di programmi televisivi. Allora non c’era l’abitudine di seguire e conoscere la programmazione delle televisioni. L’iniziativa ebbe grande successo. Ricordo i due manifesti che abbiamo fatto per lanciare il settimanale. Nel primo campeggiava la scritta: “Te la do per 100 lire”. Non vi descrivo i commenti della gente. Il primo manifesto era un po’ enigmatico. Anzi era enigmatico a tutti gli effetti, a parte il gioco del doppio senso. Così, dopo quindici giorni abbiamo lanciato il secondo manifesto, questa volta esplicativo: “La rivista per la famiglia con i programmi delle Tv locali”. In quel periodo ho conosciuto il principe Gianfranco Alliata. Si presentò nel mio ufficio per propormi di gestire il Premio Mediterraneo per le aziende siciliane. Mi propose di entrare nella Massoneria. Accettai per curiosità e per conoscere persone importanti che mi avrebbero potuto aiutare nella raccolta pubblicitaria. A parte la Massoneria, il principe Alliata mi nominò marchese. Ancora oggi, se ci penso, sorrido. Quando, anni dopo, mi hanno accusato di essere massone, ho riso. Non ho mai messo piede in una loggia massonica. Lo ripeto: accettai l’invito del principe Alliata pensando che mi sarebbe potuto servire per raccogliere pubblicità. Sempre in quel periodo, grazie ai numeri fatti con la Manzoni in Sicilia, si presentò nel mio ufficio il rappresentante della Philipe Morris di Malta per lanciare la Seven Up in Sicilia. Mi dissero: in America questa bibita è molto conosciuta da cittadini di origine siciliana, proviamo a lanciarla in Sicilia come area test per l’Italia. Diedero l’incarico alla Manzoni a condizione che a gestire il lancio pubblicitario in Sicilia fosse Vinicio Boschetti. Carbone era felicissimo, perché era un’operazione che portava risorse e visibilità alla Manzoni.

i Diari di Cesare De Michelis

Giunti a questo punto è arrivato il momento di parlare de I Diari di Giancarlo Parretti. Il personaggio è molto particolare. Se dovessi descriverlo in poche parole direi che è un uomo che sa come si fanno i soldi. In questo è bravissimo. I metodi che usa, però, non sempre sono ortodossi. Parretti l’ho conosciuto nei primi anni ’70, quando lavorava come cameriere a Siracusa, nell’Hotel di proprietà della moglie di Verzotto, Maria Nicotra Fiorini, catanese, protagonista giovanissima dell’Azione cattolica, crocerossina nella seconda guerra mondiale decorata con medaglia d’oro al valore e poi parlamentare nazionale della Democrazia Cristiana. Allora si diceva che Verzotto, dopo la morte di Enrico Mattei, doveva alla moglie la sua scalata in politica, prima ai vertici della DC siciliana – segretario regionale del partito dal 1962 al 1966 – e poi alla presidenza dell’Ente Minerario Siciliano, ente economico della Regione siciliana che era stato istituito nei primi anni ’60. E’ stato Verzotto a fare la fortuna di Parretti. E sapete perché? Perché nel 1975 Verzotto rimane coinvolto in una strana storia di fondi neri della Banca Unione di Michele Sindona e lascia l’Italia, andando a vivere tra Parigi e Beirut. Allora si diceva che Parretti aveva venduto l’Hotel della famiglia Verzotto. L’unica cosa certa è che pochi anni dopo mi ritrovo Parretti editore di una catena di giornali insieme con Cesare De Michelis, personaggio brillante, vulcanico e illuminato.

Il ciclone Giancarlo Parretti

I giornali si chiamavano I Diari e avevano un’articolazione nazionale con tanti quotidiani su base provinciale. Era una bella idea: il giornale era unico e poteva contare su tante edizioni provinciali. Il progetto che avevano in testa era di realizzare un quotidiano – che si chiamava appunto Il Diario – in ogni provincia italiana, o nelle più importanti province italiane. Parretti, in Sicilia, gestiva I Diari di Ragusa e Siracusa. E stavano lanciando I Diari di Palermo e Catania. La pubblicità de I Diari la gestiva la Manzoni. Da qui il mio coinvolgimento. Allora non avevo idea dei metodi di lavoro di Parretti. Sapevo, come ho già accennato, che aveva lavorato all’Hotel della famiglia Verzotto-Nicotra. Ma di lui non conoscevo altro, a parte che era un tipo molto sveglio. Non conoscere bene Parretti è stata la mia sfortuna, visto quello che mi ha combinato. Ma andiamo per ordine. Il commendatore Carbone credeva molto nella Sicilia e aveva spinto Parretti far arrivare la rotativa nel capoluogo dell’Isola. Ad occuparsi della rotativa a Palermo era stato Antonio Raspa, palermitano, editore di libri ed esperto in materia di comunicazione. Per l’edizione di Palermo de I Diari fu Lucio Galluzzo ad organizzare il piano da consulente editoriale e io da pubblicitario. Avevamo messo su una squadra che non esito a definire eccezionale. Come giornalisti c’erano Salvo Licata, Francesco La Licata, Nino Giaramidaro, Sergio Buonadonna e gli allora giovani Nicola Lombardozzi e Vittorio Corradino. E poi alcuni giornalisti che abbiamo assunto come praticanti: Angelo Vecchio, Andrea Ballerini, Nuccio Dispensa, Giuseppe Lo Bianco, Marianna Bartoccelli. Il grande Cesare Lanza era il direttore editoriale de I Diari del Veneto, de Il Diario di Caserta e de I Diari siciliani. Ricordo che avrei dovuto recarmi nella mia terra, in Puglia e in Basilicata. Invece sono stato letteralmente assorbito dalla Sicilia. Anche in questa occasione ho messo su un gruppo e abbiamo fatto un’ottima raccolta pubblicitaria. Ricordo i ‘numeri’ fatti con Enzo Rosano, Lillo e Paolo Pumilia e Gaspare Saladino.

Il contratto da 100 milioni di lire strappato a Milano

In quel periodo c’erano stati problemi tra Il Giornale di Sicilia e l’Associazione degli immobiliaristi. La Spe, la società che gestiva la pubblicità per il Giornale di Sicilia, aveva aumentato le tariffe. Così ne abbiamo approfittato proponendo tariffe più basse. Ricordo che avevo organizzato un gruppo di ragazzi che telefonavano per raccogliere le informazioni sugli affitti e sulle vendite delle case. Un lavoro che avevo fatto a Genova dove avevo ottenuto un bel successo. Ricordo un contrattone da 100 milioni di lire con una società immobiliare che aveva sede in via Notabartolo. Andrea Ballerini firmò un’inchiesta su questa Immobiliare fondata da amici di Silvio Berlusconi. Dopo due settimane mi chiamano da Milano. Mi dicono di portare il contratto perché volevano aggiungere altri 50 milioni di lire. Così prendo l’aereo e mi presento a Milano. Ricordo certi personaggi che poi ho scoperto che erano coinvolti nello scandalo Unica di Torino. L’atmosfera di quell’incontro, sin dall’inizio, mi sembrava pesante. Me lo diceva il mio intuito, che difficilmente m’inganna. Mi dicono: “Signor Boschetti, ha portato il contratto di 100 milioni di lire?”. Certo, gli rispondo. “Bene – mi dice – me lo dia che lo aggiorniamo”. Così gli consegno il contratto da 100 milioni di lire. Questo signore prende il contratto e lo strappa. Mi prese un colpo. Altro che 100 milioni che sarebbero diventati 150 milioni di lire! Avrei potuto fare una copia del contratto che, a norma di legge, sarebbe stato valido per il 75 per cento. La verità è che non ho riflettuto bene. Ribadisco: quando ho messo piede nella sede di Milano di questa società ho avuto subito una brutta impressione. Ma ormai era troppo tardi. Né potevo non dargli il contratto da 100 milioni di lire, visto che ero andato lì per questo. Insomma, sono rimasto fregato. Tornato a Palermo ho fatto un casino con i giornalisti. Che mi hanno risposto a muso duro. “Noi facciamo il nostro mestiere e tu fai il tuo”. E’ una storia vecchia. Ci sono editori che su questi temi vanno per le spicce. “Questo argomento non si tratta. Punto”, dicono ai giornalisti. Non è il mio caso. Io, da pubblicitario, ho sempre cercato di mediare con editori e giornalisti. Certe volte ci sono riuscito, altre volte, no. Ma adesso è il momento di parlare di quello che mi ha combinato Giancarlo Parretti.

Fine quinta puntata/ Continua

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