Non c’è alcun accordo tra USA, Israele e Iran. Solo una traballante tregua armata. Si avvicina il possibile conflitto mondiale che coinvolgerebbe America, Cina e Russia. Il cambio al vertice della FED

di Giulio Ambrosetti

La guerra in Ucraina e la guerra nel Golfo sono simmetriche. L’arroganza che in queste ore mostrano gli iraniani e il pesantissimo bombardamento russo a Kiev e dintorni dimostrano che la diplomazia è saltata e che si potrebbe andare dritti verso uno scontro globale

Tra Stati Uniti d’America e Israele da una parte e Iran (con dietro Cina e Russia) dall’altra parte non c’è alcun accordo. C’è soltanto una tregua armata, peraltro molto fragile, che riguarda solo il Golfo ma non Gaza e il Libano dove si continuerà a combattere. L’arroganza con la quale gli iraniani stanno accompagnando questa fase delicata del conflitto e il pesante bombardamento dei russi a Kiev con missili ipersonici Oreshnik, armi mai fino ad oggi usate dal Paese di Vladimir Putin, dimostrano che si potrebbe andare verso uno scontro globale senza esclusione di colpi. Durante una trattativa per fermare la guerra le parole sono importanti. Quando gli iraniani, con tono sprezzante, dicono che nei colloqui in corso la questione dell’uranio arricchito non è stata nemmeno toccata, pur essendo l’elemento che ha scatenato la guerra nel Golfo, ebbene, lo fanno esclusivamente per umiliare Stati Uniti d’America e Israele. E sapete perché gli iraniani si possono permettere di tenere tale atteggiamento? Perché hanno dietro la Cina e la Russia. Certo, gli americani hanno chiuso il Golfo e impediscono all’Iran di vendere il petrolio e gli altri prodotti, dallo zafferano ai pistacchi. Ma gli iraniani ricevono gli aiuti dal Mar Caspio da Cina e Russia: armi e cibo. E se venissero attaccati con armi pesanti – per esempio, i missili che la Russia ha iniziato ad utilizzare per bombardare l’Ucraina – sanno che cinesi e russi colpirebbero gli Stati Uniti d’America. O almeno così sperano.

Il normale cambio al vertice della FED avvantaggia la presidenza Trump

In primo luogo va fatta chiarezza sulle forze in campo e su chi, in questo momento, è in vantaggio. Come ho raccontato la scorsa settimana su MediaOnOnline, Trump, da qualche giorno, può fare affidamento su una Banca Centrale americana, conosciuta anche con l’acronimo FED, nella quale Jerome Powell ha lasciato la presidenza, sostituito da Kevin Warsh. Non c’è stata alcuna forzatura da parte della Casa Bianca ma la normale scadenza del mandato. Il nuovo presidente della Federal Reserve System ha annunciato un secco cambio di passo rispetto al suo predecessore. Se Powell ha tirato la cinghia fino all’ultimo, Warsh ha già programmato una gestione espansiva del credito: e questo dovrebbe favorire l’amminstrazione Trump. Tutto è possibile, si sa. Ma è difficile immaginare il proseguimento di una gestione anti-trumpiana della FED (qui il mio articolo pubblicato da MediaOnOnline).

Dalla nuova gestione della Banca centrale americana arrivano invece bruttissime notizie per l’Unione europea. Chi perde e chi guadagna con il proseguimento dello stallo nel Golfo

Come illustro nell’articolo pubblicato su MediaOnOnline, le notizie che arrivano per l’Europa sono veramente brutte, se è vero che il nuovo numero uno della FED ha detto che si ispirerà ad Alan Greenspan, il presidente della Banca Centrale americana che con la crisi del 2008 ‘incaprettò’ i Paesi europei con i subprime. Nell’articolo si sottolinea anche che la chiusura del Golfo avvantaggia l’America, perché fa salire il prezzo del petrolio e, in parte, anche il prezzo del gas. E siccome gli USA sono i primi produttori al mondo di petrolio e gas, ebbene, con l’aumento dei prezzi di questi due idrocarburi guadagnano una barca di soldi. Trump, continuando a tenere chiuso il Golfo, ha tutto da guadagnare, contrariamente a quanto raccontano in queste ore tanti media occidentali e, in particolre, europei. A farne le spese sono i Paesi che debbono fare a meno di petrolio e gas del Golfo e soprattutto l’Unione europea che continuerà a pagare petrolio e gas a prezzi quasi doppi rispetto all’inizio della guerra. L’Iran, nonostante l’arroganza dei suoi governanti, continuerà a dipendere da Cina e Russia per tirare avanti. Cinesi e russi dovranno continuare a mantenere l’Iran. Quando Trump dice che non ha fretta a firmare una tregua con l’Iran dice la verità. Chi dice che, in questa fase delle trattative, ad essere favoriti sono Iran e Cina racconta solo sonore minchiate al cubo.

E’ ormai evidente che cinesi e russi non hanno alcuna intenzione di mollare l’Iran. Ma questo complica lo scenario

Questo, in sintesi, lo scenario. L’annuncio della riapertura dello Stretto di Hormuz e del Golfo, ammesso che si materializzi, non deve trarre in inganno. La guerra è tutt’altro che finita. Quanto sta avvenendo in queste ore spiega molto bene i risultati degli incontri avvenuti nei giorni scorsi a Pechino prima tra il leader cinese Xi Jinping e il presidente americano Donald Trump e poi tra lo stesso Jinping e Putin. E’ evidente che i cinesi e i russi non hanno alcuna intenzione di mollare l’Iran, nonostante si tratti di un regime teocratico dispotico e sanguinario. Non stupisce il cinismo dei cinesi. Desta perplessità, invece, l’atteggiamento di Putin. Infatti, l’interesse per l’Iran non è tanto della Russia, che sta subendo la situazione, quanto della Cina, che non ha alcuna intenzione di perdere la propria influenza nel Golfo Persico. Come abbiamo già scritto, la guerra in Ucraina e la guerra nel Golfo sono simmetriche (qui un articolo). I russi non possono vincere in Ucraina se gli americani non vincono in Iran. E viceversa. Non è un caso se, per la prima volta, sempre nei giorni scorsi, gli ucraini, o chi per loro, hanno colpito una sede dei servizi segreti russi a Kherson (qui un articolo); e se, in queste ore, come già ricordato, i russi hanno effettuato un bombardamento pesantissimoa Kiev e in altre città ucraine (qui un articolo).

In una guerra globale non ci sono solo le bombe e i droni ma anche la manipolazione del clima. E’ un caso che proprio in questi giorni la Cina sia stata colpita da temporali micidiali? Come mai non se ne parla?

Come già ricordato, i russi hanno utilizzato missili ipersonici Oreshnik. Ma con tutto quello che sta succedendo non è da escludere che anche gli ucraini, o chi per loro, potrebbero già avere a disposizione armi simili ai missili usati dai russi nel bombardamento di queste ore in Ucraina. Insomma, nei prossimi giorni ci dobbiamo aspettare di tutto, ma proprio di tutto, soprattutto il peggio, al di là della nostra immaginazione. Se ancora non fosse chiaro, la difesa dell’Iran da parte di Cina e Russia rischia di provocare una guerra mondiale. Quanti pensano che a vincere in questa fase sia la Cina stanno prendendo un granchio. Intanto, come già accennatot, i cinesi e i russi cotinuano a matenere l’Iran. Non per essere ‘complottisti’, ma chi legge questo blog sa che abbiamo dimostrato che la manipolazione del clima da parte dell’uomo è ormai una prassi (qui un articolo nel quale trovate allegati altri articoli che affrontano questo tema). Agli osservatori attenti non sarà sfuggito che, proprio in queste ore, una violenta ondata di maltempo, con piogge torrenziali, ha colpito la Cina provocando 12 morti e danni notevoli all’ambiente (qui un articolo). Un caso?

Ricordiamoci il ciclone Harry…

Ormai è chiaro che le potenze militari mondiali giocano a tutto campo. Intanto quanto avvenuto in questi giorni in Cina, con riferimento alle citate piogge torrenziali, non annuncia nulla di buono. Quando la Sicilia, lo scorso Gennaio, è stata investita dal ciclone Harry, abbiamo cercato di illustrare che le onde marine, che in un tratto della costa del Siracusano hanno raggiunto i 16 metri di altezza, sono espressione di qualcosa di anormale. “Nel corso degli ultimi decenni – abbiamo scritto lo scorso 26 Gennaio – non sono mancate le mareggiate violente, ma mai si erano viste spiagge letteralmente ‘inghiottite’ dal mare, abitazioni distrutte dalle onde marine e stabilimenti balneari rasi al suolo”. Il dubbio è ci possa essere chi è in grado di generare queste onde marine gigantesche… (qui per esteso il nostro articolo).

Non è da escludere che Trump cambi opinione su Taiwan, fomentando la ribellione di quest’iisola contro la Cina. Perché Israele deve tenere sotto pressione Gaza e il Libano

Giocare a tutto campo significa che sono ammissibili tutti gli scenari. Trump durante e dopo la sua visita in Cina ha detto che gli americani non interverranno a Taiwan, l’isola cinese che vorrebbe rendersi indipendente dal Paese del Dragone. Quella di Trump è stata un’apertura alla Cina. Il presidente americano si attendeva qualcosa di simile al disimpegno dei cinesi verso l’Iran. Ma così non è. A questo punto non è da escludere che Trump cambi opinione su Taiwan. Del resto, in uno scenario di guerra globale, più fronti di guerra si apriranno, più i cinesi avranno difficoltà a difendere l’Iran. Quanto a Israele, ebbene, è da ingenui pensare che il Paese di Benjamin ‘Bibi’ Netanyahu smetta di esercirare la pressione militare a Gaza e in Libano. Gli israeliani non continuano a bombardare Gaza e il Libano per il piacere di gettare bombe. Debbono evitare che Hamas si riorganizzi a Gaza e che Hezbollah si riorganizzi in Libano. Com’è noto, è l’Iran che finanzia Hamas e Hezbollah. Se l’Iran, ammesso che il Golfo verrà riaperto alla navigazione, ricomincerà a vendere petrolio al mondo, a maggior ragione Israele continuerà tenere sotto pressione Gaza e Libano.

Forse gli ‘europeisti’, invece di blaterare su sanzioni a Israele, farebbero bene a riavvolgere il nastro della vicenda Flottilla, magari per capire se gli è sfuggito qualcosa…

Anche dalle parti dell’Unione europea si dovrebbe evitare di gioire troppo presto. Anche perché, almeno fino ad ora, il Golfo resta ‘bollente’. E poi perché se lo scenario è quello che abbiamo descritto, ebbene, si potrebbe andare verso uno scontro globale a tutti i livelli. Forse gli ‘europeisti’ farebbero bene a riflettere su quello che è avvenuto nei giorni scorsi con le imbarcazioni della Flottilla. Le forzature israeliana potrebbero fare parte di un ‘disegno’, magari di un avvertimento. Israele non è un Paese qualunque. Esiste perché dietro ha la lobby ebraica mondiale che in termini economici, finanziari e soprattutto monetari è in grado di fare tutto e il contrario di tutto. Forse è bene riflettere sulla forza dei soggetti in campo. Non ci sembra che l’euro sia una moneta fortissima. E tra le altre cose è gestita male. Ricordiamoci che lo scippo dei fondi russi custoditi in Belgio da parte dell’Unione europea – circa 300 miliardi di euro – è stata bloccata per evitare conseguenze sulla stabilità dell’euro. Se i russi sono in grado di minare la stabilità dell’euro, beh, figuriamoci cosa possono essere capaci di fare i protagonosti della lobby ebraica mondiale…

Foto Wikipedia

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *