E’ credibile la notizia dell’accordo di 60 giorni tra USA e Israele da una parte e Iran dall’altra parte? No, perché favorirebbe solo iraniani, Cina e Unione europea. Mentre gli americani farebbero la parte degli scemi

Scommettiamo che è la solita balla messa in giro dai globalisti nemici di Trump, dai cinesi e dagli ‘europeisti’?

Accordo per 60 giorni tra Stati Uniti d’America e Israele da una parte e Iran (e Cina) dall’altra parte? A noi sembra la solita, grande minchiata. Da quello che si legge, americani e israeliani si dovrebbero accontentare di un pugno di mosche, mentre gli iraniani ricomincerebbero a vendere il proprio petrolio, se è vero che economicamente sono in grandissima difficoltà. E se è vero che la Cina di Xi Jinping comincia ad essere stanca di mantenere i 92 milioni di cittadini iraniani (qui un articolo). Questo accordo va bene solo per l’Iran, per l’Unione europea, per il Giappone, per il Pakistan e, soprattutto, per la Cina. Ma sarebbe un autogol per gli americani. Tra l’altro, ormai abbiamo imparato che quando queste notizie arrivano dai mezzi d’informazione globalisti non valgono molto: sono più che altro desideri lontani dalla realtà.

L’accordo non può ignorare Israele, Paese ‘condannato’ a tenere sotto pressione Gaza e il Libano

Perché siamo convinti che si tratti della solita, grande minchiata? Per almeno due motivi. Primo motivo: perché Israele sta continuando a tenere sotto pressione il Libano (leggere le milizie di Hezbollah) e Gaza (leggere le milizie di Hamas). Ora parlare di accordo, con uno stop alle armi, senza coinvolgere Israele è un non senso. Del resto, gli israeliani non possono smettere di tenere sotto pressione il Libano e Gaza, perché non debbono dare modo ad Hamas e a Hezbollah di riorganizzarsi. Morale: lo stop alle armi non può che passare per il disarmo di Hamas ed Hezbollah. Ma nessuno, in questo momento, è in grado di disarmare Hamas ed Hezbollah, che sono ancora forti e potenti: non a caso gli israeliani, pur essendo armati fino ai denti, non riescono a venirne a capo. In questo scenario è difficile che gli israeliani si fidino delle parole.

Cosa guadagna l’America con questo fantomatico accordo? Nulla. Anzi perde un sacco di soldi, perché il prezzo del petrolio andrebbe giù. A trarne benefici sarebbero gli iraniani, la Cina, l’Unione europea e i Paesi che importano petrolio e gas dal Golfo

C’è un secondo motivo per il quale questo fantomatico accordo sembra una grande minchiata. L’America di Trump cosa ci guadagna da tale accordo? Una beata mazza! La riapertura dello Stretto di Hormuz ridurrebbe il prezzo del petrolio. Cosa, questa, che sfavorirebbe gli americani, che sono i primi produttori al mondo di petrolio e, in questo momento, i primi esportatori di petrolio nel mondo. Adddirittura nell’accordo si parla di ‘scongelamento’ dei fondi iraniani presenti in occidente. E il nucleare iraniano che minaccia Israele? Nulla. C’è solo un impegno generico ad affrontare la questione nei prossimi 60 giorni e bla bla bla. Insomma, aria fritta per l’America di Trump e per Israele. Non a caso il presidente USA si è preso due giorni per decidere…

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