
Di fatto, è un’intesa a senso unico che il presidente americano Trump vorrebbe imporre al regime degli ayatollah
Più che un accordo sembra una sorta di gioco dell’oca dove, però, a decidere chi vince non è la sorte ma sono gli americani. E’ chiaro che l’Iran non può firmare una tregua con gli Stati Uniti d’America mentre Israele continua a tenere sotto pressione Hezbollah in Libano e Hamas a Gaza. Gli iraniani sono alleati e sostenitori di Hamas e Hezbollah. L’Iran, attraverso Gaza e il Libano, si affaccia nel Mediterraneo. Hezbollah è uno delle più importanti organizzazioni mondiali che opera nella commercializzazione degli stupefacenti e non può certo perdere i collegamenti via mare. D’altra parte, da quello che si capisce, l’Iran ha un disperato bisogno di soldi. Non a caso uno dei più importanti punti dell’accordo con gli Stati Uniti d’America è lo ‘scongelamento’ dei fondi iraniani custoditi nei Paesi occidentali. Ma per accedere a tali fondi gli iraniani debbono firmare un accordo che, di fatto, il presidente americano Donald Trump vorrebbe imporre all’Iran.
Trump vuole subito la firma per evitare un voto del Congresso sul proseguimento della guerra nel Golfo
In queste ore l’Iran prende tempo. Gli avversari-nemici di Trump, dai Democratici americani all’Unione europea, dalla Cina al Canada, per citare i più importanti stanno inghiottendo un boccone amaro dietro l’altro. Nei giorni scorsi, a sorpresa, prima il Senato e poi il Congresso americano hanno approvato un provvedimento che stanzia 70 miliardi di dollari per combattere l’immigrazione illegale (qui un articolo). Una ‘tagliatina’ di faccia per i globalisti e per le multinazionali che, grazie all’immigrazione senza controllo, abbassano i salari e riducono i diritti dei lavoratori. Un voto che rafforza i movimenti politici europei che si battono con l’immigrazione senza fine. Ora c’è l’Iran, che sembra costretto a firmare un accordo con gli Stati Uniti. Un’intesa a senso unico che lascia fuori Israele, che continua a tenere sotto pressione Gaza e il Libano. Questo provvedimento serve a Trump per dimostrare al Congresso che l’America ha interrotto la guerra contro l’Iran. Di conseguenza, avendo chiuso la guerra prima di 60 giorni, non ha bisogno dell’autorizzazione del Parlamento americano per proseguire il conflitto perché il conflitto è finito. La questione è delicata. Il Congresso ha contestato a Trump il fatto che per poter dire che la guerra con l’Iran è finita serve un atto concreto. Le parole del presidente USA non bastano più. Serve un accordo firmato da americani e iraniani. Questo spiega la fretta di Trump, che vuole la firma oggi, giorno del suo 80esimo compleanno.
Il vero snodo di questo passaggio storico è l’accesso al Mediterraneo
Gli iraniani si trovano in una situazione di oggettiva difficoltà. Perché dovrebbero firmare un accordo, se non di pace, quanto meno di stop alle armi con gli americani mentre gli iraniani continuano a bombardare il Libano e ad avanzare in questo Paese, buttando fuori Hezbollah. E continuano a tenere sotto pressione Hamas a Gaza. La strategia israeliana è chiarissima: vogliono togliere a Iran, ad Hamas e soprattutto ad Hezbollah la via verso il Mediterraneo. Non è difficile capire cosa succederebbe: con il Golfo bloccato dagli americani e l’impossibilità di affacciarsi nel Mediterraneo Iran, Hamas e Hezbollah sarebbero quasi ‘imprigionati’. Certo, c’è l’accordo sollecitato da Trump. Ma servirebbe all’Iran solo per avere accesso ai fondi ‘scongelati’. Riaprirebbe lo Stretto di Hormuz e gli iraniani – così leggiamo – vorrebbero far pagare i pedaggi alle navi petroliere e gasiere dei Paesi del Golfo. Ma questo è un punto poco chiaro del fantomatico accordo che, addirittura, dovrebbe essere firmato da remoto. Con l’accordo firmato dall’Iran in tasca, nessuno potrebbe impedire all’America di Trump di riprendere la guerra per altri 60 giorni senza l’autorizzazione del Parlamento americano per impedire agli iraniani di imporre i pedaggi alle navi in transito dallo Stretto di Hormuz.
Iran diviso al proprio interno: cosa questa che favorisce americani e iraniani
Per l’Iran non è un momento facile. Anche perché il regime è diviso al proprio interno. C’è una parte di iraniani che vorrebbe firmare l’accordo, forse perché la Cina e in minima parte la Russia non sono più economicamente in grado di aiutare l’Iran. Tenere in piedi una popolazione di 92 milioni di abitanti senza la possibilità di vende petrolio e, in generale, senza poter esercitare le attività commerciali via mare non è una cosa semplice. In più ci sarebbero i fondi ‘congelati’ in Occidente che verrebbero sbloccati. E poi c’è un’altra fazione iraniana che non ne vuole sapere di firmare l’accordo con gli Stati Uniti d’America. Le divisioni interne all’Iran aiutano americani e israeliani, perché un’Iran diviso al proprio interno è più debole. Non è facile capire come finirà. Anche perché un’eventuale firma all’accordo con i soli Stati Uniti, lasciando fuori Israele e Libano, scatenerebbe la reazione della parte iraniana contraria alla firma dell’accordo.
Foto tratta da Il Secolo d’Italia







