di Giulio Ambrosetti

Quando di mezzo ci sono questioni economiche e sociali irrisolte i capri espiatori non risolvono i problemi: semmai li aggravano
Cerchiamo di essere seri: che due persone, marito e moglie, siano i responsabili del caos che si è scatenato in questi giorni in alcune città italiane è una tesi che non sta né in cielo, né in terra. Youssef Siher (foto sopra tratta da Il Giornale) sarà sicuramente un personaggio un po’ strano e controverso: ma da qui a farlo diventare il protagonista degli atti vandalici di Milano e di altri scontri in altre città del nostro Paese ne corre. Il capro espiatorio serve alla politica di maggioranza e di opposizione. Ma non sarà risolutivo né per chi governa, né per le opposizioni. Per carità: ben vengano le indagini giudiziarie e i controlli (qui un articolo). Questo trentenne di origine marocchina sarà anche il fondatore del Movimento 17 Ottobre e via continuando: ma è inverosimile che sia lui e magari qualche insieme con altri suoi collaboratori a tenere in piedi una protesta sociale che, peraltro, nonostante gli sforzi del Governo di Giorgia Meloni, si è fermata solo a Milano ma non in altre città, come testimoniano i fatti di Sabato 24 Ottobre e di ieri, Domenica 25 Ottobre.
Lo stupido sistema monetario dell’Unione Europea non farà altro che complicare le cose
Cosa penso di queste manifestazioni l’ho già scritto nei giorni scorsi. E si sintetizza nel titolo di un articolo che ho pubblicato il 20 Ottobre: “Veramente sta passando la tesi che le violente manifestazioni di protesta di giovani e giovanissimi di Milano e dintorni siano spontanee, senza un’organizzazione dietro?” (qui l’articolo). So perfettamente che ci vogliono le prove per dimostrare l’eventuale ruolo di Paesi esteri nel seminare il caos in Italia. Tutto vero. Ma negare il contesto sociale ed economico nazionale e internazionale in cui si sta sviluppando l’attuale protesta è un errore. L’Unione europea, dove più, dove meno, è travolta da una crisi economica pesantissima. Il costo dell’energia è alle stelle e questo sta mettendo in ginocchio famiglie e imprese. Lo stupido sistema monetario UE non farà altro che complicare le cose. E, di solito, gli stupidi non sanno di esserlo. E come ricorda il grande economista John Kenneth Galbraith, “prima o poi il denaro si separa dagli stupidi”. Frase che in questo caso va estesa all’Unione Europea destinata a impoversi causa scelte dissennate. In più, è sotto gli occhi di tutti che la Russia di Vladimir Putin e l’America di Donald Trump detestino l’Unione Europea. Negare tali evidenze è impossibile.
Negli ultimi due mesi le esportazioni di petrolio del Golfo nel mondo sono addirittura aumentate. Ma il prezzo dello stesso petrolio non scende. Perché?
La situazione economica mondiale peggiorerà. Di conseguenza, la crisi economica europea è destinata ad aggravarsi. Proviamo a illustrare il perché. Nei giorni scorsi un autorevole esponente del Governo italiano ha detto che la crisi economica europea è stata provocata dalla guerra esplosa nel Golfo e dalla contestuale riduzione del petrolio che ha fatto schizzare all’insù il prezzo dello stesso petrolio. All’inizio della guerra in Iran è stato così, ma da quasi due mesi, dal Golfo, si esporta addirittura più petrolio rispetto al periodo precedente allo scoppio della guerra. Questo perché alcuni Paesi del Golfo utilizzano in parte gli oleodotti e, in parte, fanno transitare le navi petroliere grazie alla protezione dalle armi americane. Ma questo ha un costo: gli oleodotti vanno protetti dagli attacchi dei guerrieri Houthi, mentre le navi petroliere vanno protette dagli attacchi iraniani. Se ne deduce che non c’è una carente offerta di petrolio a livello globale. Ma c’è da sostenere i maggiori costi di trasporto del petrolio dal Golfo nel resto del mondo. Lo scenario che abbiamo descritto illustra la prima motivazione del perché il prezzo del petrolio, a livello mondiale, si mantiene elevato, ovvero sopra i 100 dollari/barile.
Gli interessi di USA, Arabia Saudita e Russia
C’è una seconda motivazione che tiene alto il prezzo mondiale del petrolio. I maggiori produttori di petrolio del mondo sono, rispettivamente, gli Stati Uniti d’America, l’Arabia Saudita e la Russia. Gli americani sono impegnati nella guerra contro l’Iran e non hanno alcun interesse ad abbassare il prezzo del petrolio, perché con gli introiti maggiorati della vendita di petrolio (e di gas) pagano una buona parte dei costi del conflitto nel Golfo. I Sauditi sono impegnati nella guerra contro gli Houthi e hanno anche loro interesse a tenere alto il prezzo del petrolio. Idem la Russia, che con la vendita di petrolio (e anche di gas) paga i costi della guerra contro Ucraina, NATO e Unione Europea. Fino a quando non si concluderanno queste tre guerre i prezzi del petrolio e del gas rimarranno elevati.
Il Paese di Putin, in questa fase, persegue due obiettivi: logorare l’Ucraina e impoverire l’Unione Europea sfruttando la dabbenaggine politica di chi la governa
Come abbiamo già raccontato, la Russia ha già vinto la guerra in Ucraina. Ma in questa fase ha interesse, per dirla alla siciliana, ad allungari u sucu (ad allungare il sugo, cioè a protrarre la guerra). Perché? Perché il Paese di Putin vuole continuare a logorare sia l’Ucraina (che continua ad essere bombardata), sia l’Unione europea (che continua a ‘dissanguarsi’ finanziando l’Ucraina: Europa che, a breve, è destinata ad essere invasa da milioni di profughi ucraini) (qui un articolo). Costringendo l’UE a continuare a finanziare l’Ucraina, grazie alla dabbenaggine politica di chi la governa, i russi ottengono due risultati importanti: 1) impoveriscono la stessa Unione Europea; 2) generano malcontento tra i cittadini europei che in massima parte sono contrari alla guerra. E questa è già una ‘guerra ibrida’. O no?
La presa in giro
Ancora: le annunciate trattative tra americani, russi, ucraini e rappresentanti dell’Unione europea sono una presa in giro. Perché partono da due presupposti antitetici: ucraini, vertici NATO e Unione Europea non accetteranno mai che la Russia si prenda le Regioni ucraine filorusse, perché perderebbero la faccia; mentre la Russia di Putin non rinuncerà mai a prendersi, per l’appunto, le Regioni filorusse dell’Ucraina, perché i russi sono entrati in guerra soprattutto per difendere gli abitanti delle Regioni ucraine filorusse. Sono due posizioni inconciliabili. Piaccia o no, ma ormai la guerra in Ucraina, per il punto in cui è arrivata, dovrà per forza di cose avere vincitori e vinti. I russi stanno allungannu u sucu perché contano di controllare tutta l’Ucraina, umiliando NATO e Unione Europea. Con la ‘benedizione’ dell’America di Trump.
La lobby ebraica mondiale vuole la fine del regime teocratico iraniano
Anche la guerra nel Golfo è destinata a proseguire. Dopo le elezioni americane di medio termine USA e Israele riprenderanno ad attaccare l’Iran. Gli USA inseguono lo smantellamento del regime iraniano dal lontano 1979. E non hanno appioppato all’Iran sanzioni economiche, commerciali, finanziarie e soprattutto bancarie per gioco. La lobby ebraica mondiale, che sta dietro Israele, ha già trovato un accordo di pacifica convivenza con l’Islam sunnita. Eliminando il regime sciita iraniano, alleato e sostenitore di Hamas a Gaza, di Hezbollah in Libano e degli Houthi nello Yemen contano di eliminare, alla radice, l’alleanza che punta alla distruzione dello Stato di Israele.
Le proteste di piazza sono destinate ad estendersi in tutta l’Unione Europea, a meno che non venga meno l’attuale Commissione Europea
Che significa questo? Semplice: che la situazione economica e sociale, in Europa, peggiorerà. Anche perché le scorte europee di benzina, gasolio e gas vanno diminuendo. Morale: proseguiranno le proteste di piazza. A meno che i Governi dei 27 Paesi UE non decidano di azzerare l’attuale Commissione Europea di Ursula von der Leyen sostituendola con persone di buon senso. Un nuovo Governo UE che dovrebbe mettere la parola fine all’appoggio all’Ucraina. In Europa tornerebbe il gas russo a basso prezzo, i Paesi europei potrebbero acquistare petrolio russo, sempre a prezzi convenienti. E l’inflazione comincerebbe a scendere. Ma questo è piuttosto improbabile, perché, da quando esiste, l’Unione Europea ha sempre perseguito gli interessi della Germania e della Francia, due Paesi ormai allo sbando che oggi non sono nemmeno in grado di governare se stessi, figuriamoci se sono in grado di adottare provvedimenti intelligenti e lungimiranti in favore di ciò che resta dell’Unione Europea.
E la politica italiana? Le proteste popolari e la metafora del tappo del vino spumante bloccato…
In Italia, a complicare il quadro ci sono le pagliacciate politiche: la Lega di Matteo Salvini che dice che non bisogna più dare armi e soldi all’Ucraina ma rimane a far parte del Governo Meloni che sarà costretto a foraggiare ancora l’Ucraina insieme alla fallimentare Unione Europea; e il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, che dice di essere contro la guerra in Ucraina ma rimane a far parte del ‘Campo largo’ del centrosinistra capeggiato dal PD, partito che è favorevole a continuare a fornire armi e soldi all’Ucraina. Tali pagliacciate politiche, che servono a Lega e grillini per tentare di guadagnare consensi elettorali, lungi da ridurre la rabbia delle giovani generazioni, l’incrementeranno. E non sarà certo l’esercito che bloccherà le proteste popolari, a costi peraltro molto elevati (chissà perché non si parla di quanto è costato il massiccio dispiegamento militare di Sabato e di ieri). E’ noto che quando il tappo di una bottiglia di vino spumante viene bloccato con il ferro e la stessa bottiglia viene agitata, il tappo tiene ma la bottiglia, dopo un po’, esplode…







