Seconda puntata dedicata al libro di Vinicio Boschetti ‘Giustizia è sfatta’. Dagli anni del Ponte Morandi di Genova al primo free press stampato in Italia

Vinicio Boschetti è stato l’editore del primo free press italiano che si distribuiva a Genova negli anni ’60 del secolo passato

Seconda puntata dedicata al libro di Vinicio Boschetti Giustizia è sfatta. Nella prima puntata (che potete leggere qui) abbiamo parlato della Puglia, la Regione dove è nato. Oggi parliamo della Liguria. Eh già, perché Vinicio, a un certo punto, decide di cambiare città. “Nel 1960 racconta – mi offrono di andare a lavorare a Genova, sempre all’ufficio collocamento. ‘Dai, Genova è bellissima – mi dicono -. Prova. Se non ti piace torni in Puglia’. Decido di andare. Anche per cambiare un po’ aria. A Genova conosco dirigenti e parlamentari del Psdi. Ricordo Alberto Bemporad e il senatore Gianni Di Benedetto. Persone meravigliose. Veri socialisti. Sempre vicini all’anima popolare della città. L’ufficio di collocamento di Genova si trovava a due passi da dove era in costruzione il ponte Morandi. Gli operai che andavano a lavorare per la costruzione di quest’opera passavano dal nostro ufficio. Anch’io abitavo da quelle parti, in Via Frassinello. Ricordo ancora il giorno dell’inaugurazione del ponte Morandi alla presenza del presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat. Quando in televisione, nell’Estate del 2018, ho visto crollare il ponte Morandi di Genova mi ha preso un colpo. In quella zona ho abitato e lavorato per anni” (sopra, la foto del ponte Morandi prima del crollo tratta da Vocedinapoli.it)

La scoperta dei giornali

Leggendo questo libro scopriamo come una persona, destinata ad occuparsi di come collocare le persone nel mondo del lavoro, decide improvvisamente di cambiare vita e, casualmente, scopre il mondo dei giornali. Ma non il mondo dei giornali visto dai giornalisti ma visto dagli editori. “Un bel giorno – racconta Vinicio Boschetti – mi offrono la possibilità di cambiare ufficio, passando a lavorare nella segreteria del vice presidente della Regione Liguria, Sergio Ferrari. Era un cambiamento di prospettiva di vita. Accetto. Nel nuovo ufficio mi occupo di tante cose. In particolare, c’è il problema del canone Rai. Casualmente conosco Augusto Carbone, Direttore della Sipra, la concessionaria pubblicitaria della Rai. Per la prima volta vengo a contatto con il mondo della pubblicità, che mi affascina. Ma non è questo il momento in cui, dentro di me, scatta la molla della passione per il giornalismo. La passione per i giornali scatta in me quando vengo presentato a Umberto Bassi, che era il direttore di Tele Genova, del Corriere Mercantile e della Gazzetta e quella della Gazzetta del Lunedì. E’ allora che comincio a familiarizzare con la carta stampata”.

Giornalisti ed editori di giornali: due mondi paralleli

Qui comincia la storia di Vinicio Boschetti grande pubblicitario e poi, più avanti negli anni, anche di editore di giornali. C’è il racconto che illustra cosa sono i quotidiani, che allora ovviamente erano solo cartacei: “Ci sono due modi di vedere il giornalismo – racconta l’autore del libro -. Anzi, per essere precisi, il giornalismo è fatto da due mondi paralleli. C’è il mondo dei giornalisti che hanno la passione per la scrittura; e c’è il mondo degli editori di giornali che debbono vendere i giornali per pagare i giornalisti. Il ricavato delle vendite dei giornali non basterebbe per pagare i giornalisti e per assicurare il guadagno anche agli editori. Un giornale, per stare in piedi economicamente, ha bisogno di giornalisti che debbono trovare le notizie per fare vendere lo stesso giornale; ma ha bisogno anche della pubblicità, degli introiti pubblicitari. Mentre iniziavo ad innamorarmi dei giornali succede che Carbone viene a Genova per incontrare Umberto Bassi. Già allora avevo dato vita a piccole iniziative. Per me questa, come dire?, è stata una sorta di ispirazione”.

L’invenzione de Il resto del giornale

Il racconto di Boschetti è interessante, perché questo personaggio è stato il primo, in Italia, a dare vita a quelli che oggi si chiamano free press, ovvero giornali cartacei distribuiti gratuitamente: giornali che vivono solo con la pubblicità. “A furia di ascoltare Bassi – racconta sempre l’autore di Giustizia è sfatta – invento la mia prima iniziativa editoriale giornalistica di peso. Insomma, fondo un giornale: ‘La Voce del Valpolcevera’ che è, in assoluto, il primo free press italiano. Era un giornale che veniva distribuito gratuitamente nel quartiere di Rivarolo. Un quartiere per modo di dire, perché in questa zona vivevano circa 40 mila abitanti in una Genova che di abitanti ne fa quasi 700 mila. Valpolcevera è un fiume che attraversa un quartiere di Genova dove hanno costruito il citato ponte Morandi. Il nome del mio primo giornale si chiamava come questo fiume. Ho fondato anche ‘L’ Allenatore’, il mensile degli allenatori di calcio a tutti livelli. Poi ho inventato la mia seconda iniziativa editoriale giornalistica: ‘Il resto del giornale'”. Questa trovata di Boschetti è veramente lungimirante. Illustriamola con le parole dello stesso autore del libro: “Allora i quotidiani costavano 90 lire. Ebbene, invento un inserto dal titolo: ‘Il resto del giornale’ al costo di 10 lire. In questo inserto inserisco tutti i programmi della televisione pubblica e delle televisioni private che avevano già preso piede. E poi cinema, teatri, ristoranti. Insomma, partendo dalla realtà che mi circonda riesco a riempire l’inserto di pubblicità. Agli edicolanti, ovviamente, la mia idea non dispiaceva. Ogni edicolante, allora, guadagnava 16 lire per ogni giornale venduto. Loro, gli edicolanti, dovevano fare uno sforzo e convincere i cittadini che acquistavano il quotidiano a prendersi il mio inserto al posto delle 10 lire di resto. Le dieci lire restavano agli edicolanti, che invece di guadagnare 16 lire per copia di giornale ne guadagnavano 26. Gli edicolanti erano contenti perché incassavano 10 lire in più per ogni copia di giornale venduto. I cittadini di Genova e dintorni erano contenti perché, con 10 lire, avevano a disposizione un inserto dove trovavano tutte le notizie utili sulla città. Io, da parte mia, ero più che contento perché guadagnavo con la pubblicità”.

VDV: Giuseppe Di Vittorio? No, solo Vendita Di Vino

Come pubblicitario Boschetti è sempre stato bravissimo. A proposito di questa invenzione nel libro racconta una storia legata a Giuseppe Di Vittorio, tra i fondatori del vero sindacalismo italiano nel secondo dopoguerra. “A ispirarmi questa avventura (il riferimento è sempre a Il resto del giornale) è stato l’allora direttore del Secolo IX – che è il quotidiano di Genova – Marco Cesarini Sforza. Si tratta di un personaggio importante – racconta sempre Boschetti -. Era un uomo che faceva politica nella sinistra. Era nel Pci. A un certo punto insieme ad altri suoi amici fonda Alleanza socialista e tutti entrano nel PSDI. Ricordo che con lui c’erano Michele Pellicani e Giuseppe Averardi. Con Marco Cesarini Sforza ci eravamo conosciuti quando lavoravo nella mia cittadina. Era venuto, da inviato, per raccontare la Puglia. Era rimasto colpito dal fatto che a San Severo gli abitanti erano devotissimi alla Madonna. Aveva notato che in tanti angoli della cittadina campeggiava la scritta: VDV. Siccome eravamo in Puglia e il grande sindacalista Giuseppe Di Vittorio è pugliese di Cerignola, lui era arrivato alla conclusione che le tre consonanti erano le iniziali dello slogan ‘Viva Giuseppe Di Vittorio’. ‘Ma come – mi diceva divertito – pregate ogni giorno la Madonna, non so quante feste dedicate alla religione cattolica, andate tutti a Messa e siete tutti comunisti?’. Gli ho risposto che le tre consonanti non erano le iniziali di Viva Di Vittorio, ma ‘Vendita Di Vino’. Finì con una grande risata”.

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